(Antiq) Il black metal alimentato da miti, leggende, credenze popolari e folclore è quanto gli Hanternoz creano in studio. I bretoni sono formati da Arzh Hyvermor, multistrumentista coinvolto attualmente anche in progetti come Tour D’Ivoire, Grylle e altri in passato, nonché da Sparda, anche lui multistrumentista. Insieme definiscono il black metal in una versione fredda, cruda, con chitarre che squillano colpi, pattern ritmici mitraglianti e tastiere in appoggio, particolarmente nelle marce con blast beat. Uno stile vecchia maniera, ben registrato e con un parco testuale che pesca dalle tradizioni mitiche della Bretagna. Un taglio pagan e richiami folk sono dunque, in parte, la caratterizzazione stilistica degli Hanternoz. La band è impegnata in brani dal minutaggio dilatato, anche per dare spazio ai testi e alla loro enfasi narrativa. Ciò causa anche degli sviluppi reiterati, tipo riff o melodie che si ripetono lungamente e in maniera ipnotica, quasi come dei ponti tra le fasi dei pezzi. La band infonde nelle maglie del black metal qualche passaggio pulito e non necessariamente di natura folk o epica. Sono attimi di pulizia ed equilibrio nelle trame musicali che potenziano la narrazione dei singoli brani. Narrazioni che vedono, per esempio, le fate di una terra perduta in “Sur le Chemin des Fées”, un diavolo che si sente solo sulla cima di una cattedrale nel vedere l’umanità unita nel tentare di placare le fiamme di un incendio in “Le Diable de Quimper Corentin”, o anche la peste del 1674 a Limoges raccontata in “La Peste à Limoges”. Il titolo dell’album è in lingua celtica e significa ‘Per tutta la notte, la notte e la notte’.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10