(Selfmadegod Records) L’etichetta polacca Selfmadegod, da sempre infatuata degli incroci tra generi estremi e delle sperimentazioni tra di essi, ristampa due dei tre album pubblicati dai My Minds Mine. Nati in Olanda a metà degli anni ’90, si sciolsero nel 2002 e si riformarono poi nel 2014. Hanno prodotto un grindcore spontaneo, ruvido, con elementi dei primi Napalm Death, Heresy e altri. I My Minds Mine hanno suonato il genere senza troppa confusione e con una robusta linea della chitarra, oltre a una sezione ritmica che carbura a regime. Il cantato spazia dall’essere roco, esasperato, quasi in growl, strillante, fino a uno scream puro. Tutto questo è riscontrabile nei diciotto minuti del debut album “Between Soothing Consolation and Uncontrollable Madness”. L’album, uscito ventotto anni fa, presenta anche una produzione affatto malvagia. Quattro anni dopo gli olandesi registrano “Scenes of the Complete Annihilation of This Planet” e si sbilanciano però verso suoni più striduli e una produzione meno curata e più caotica. La band, che ha pubblicato tanti split, un paio di EP e un terzo album, “Passengers of the Void”, otto anni fa, nel compiere il passo del secondo album si presenta con un modo di suonare e di essere identico a prima, però con un carico d’irruenza più evidente del previsto. Mentre “Between Soothing Consolation and Uncontrollable Madness” contiene quindici pezzi, “Scenes of the Complete Annihilation of This Planet” ne contiene ventiquattro e dura, rispetto al precedente, solo un minuto e cinquantuno secondi di più. È grindcore puro e senza compromessi. Mentre nel primo album Shantia era al basso, nel secondo si piazza alla chitarra, al posto di Rooth Boy, che era anche seconda voce, mentre Bert prende il posto al quattro corde. Rosco alla voce e Ype alla batteria, nei due album, completano i protagonisti di queste due mazzate epocali.

(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10