(Inverse Records) Un sound fresco quello dei Soulgrind, dovuto a una produzione che ha ben livellato i suoni, forse anche troppo quello delle chitarre, e concesso una buona dinamica al tutto. I finlandesi non sono una band di primo pelo e sono passati nel tempo da un iniziale death-doom a un attuale gothic con tutte le ascendenze e intromissioni del caso dal melodic death-black. Tanya è alla voce e si fregia dei contributi in growl dell’abile tastierista Azhemin e di uno dei due chitarristi, Micko Hell. Lord Heikkinen è l’anima storica della band, il più anziano, e tesse con Micko Hell delle buone trame chitarristiche. Le sei corde possono essere sia d’appoggio ai manti tastieristici quanto esserne un sensibile e ben delineato contrappunto. Abbinamenti o contrapposizioni tra i tasti bianchi e neri e le sei corde rievocano i grandi momenti gothic e symphonic degli anni ’90. Il tutto però tiene testa alla modernità con le andature nelle quali passaggi tipicamente gothic e doom-gothic si alternano a tipiche partiture melodic black e death. L’atmosfera di “Ad Pulchram Mortem” la si avverte in anticipo attraverso l’immagine della copertina un po’ lugubre, per quanto quel pezzo di cielo azzurro le dia luminosità. Un’anima gothic con la brillantezza e l’energia del death-black, ben evidente in canzoni energiche e vivaci come “Jylhä Metsämies” e la seguente e imperiosa “The Last Day of Therinon” in particolare. I Soulgrind non pubblicavano un album da sedici anni e ciò che si ascolta in “Ad Pulchram Mortem” va ben al di là delle più ottimistiche aspettative.
(Alberto Vitale) Voto: 8/10




