cophopeja(Ektro) Malati, sconvolti, devastati. Hanno un sound isterico, contorto, fuori da tutti gli schemi. Risultano melodici ma anche dissonanti. Hanno idee che mi ricordano gli album solisti di Vrangsinn, senza aver veramente nulla da compartire con l’artista norvegese. Suonano una specie di punk che è il post del post di se stesso. Poco distorsore, tanti accordi, musica allegra, musica spensierata. Quasi una jam session di una jazz band tossicodipendente che ha deciso di fare un gran bel casino. Cantano nella loro lingua madre (Finlandese), e sono al debutto. Pezzi brevi, raramente sopra i tre minuti. Diretti, immediati ed assurdi. Ma è proprio la loro assurdità, la loro deviazione a renderli così maledettamente schietti, facili da ricordare nonostante non siamo mai banali, mai prevedibili. Suoni che si rincorrono, un punk che trova una nuova dimensione che è quasi la negazione del punk stesso. Irresistibile “Lasinalunen”, la opener. Letale l’insistente ritornello di “Kuoppa”. Intrigante e fantasiosa “Tytti”. Rock molto godibile, travolgente con “Juo Rahat”, uno dei migliori pezzi del disco. Un po’ blues rock con “Pullo Kloroformia”, rock che diventa modernissimo con “Mies”, e ritorna ad essere punk con la conclusiva “Kiinnostaa”. Solo venti minuti di musica, venti minuti di valanga sonora che risulta completamente sballata, magneticamente attrattiva. Musica folle, da ascoltare in stato di piena euforia.

(Luca Zakk) Voto: 7/10