(Century Media Records / Sony Music) La scena deathcore negli ultimi anni sta vivendo una fase di stasi, dovuta a un certo immobilismo compositivo e alla tendenza da parte di molte band a rimanere stilisticamente dentro i confini di un genere fin troppo codificato, limitandosi al classico cliché sfuriata / breakdown / sfuriata. Fortunatamente esiste una formazione chiamata Distant, in grado di abbattere gli steccati di genere, fornendo un approccio estremamente personale al deathcore; la band, per metà olandese e metà slovacca, infonde nel proprio sound una forte dose di pesantezza, pescando a piene mani dal downbeat, dallo slam, dal djent fino al noise e all’industrial, creando un muro impenetrabile, magari meno immediato rispetto alle soluzioni maggiormente mainstream del passato, ma dannatamente heavy. Le accordature sono ribassate in maniera smodata, i riff sono lenti, densi, oscuri, senza far mancare ovviamente i passaggi tipicamente deathcore, come nel caso di “Veil Of Paranoia” oppure “Nothing Left To Hate”, dove la forte componente hardcore è evidente nel cantato. La title track è invece il manifesto del nuovo percorso della band, tra ritmiche claustrofobiche, lente e oppressive, dissonanze e beat sincopati. Un album fondamentale per portare una boccata d’aria fresca dentro un genere ormai stagnante.

(Matteo Piotto) Voto: 8,5/10