(Debemur Morti Productions) Lo svedese Swartadauþuz, la mente dietro questa one man band, ha concepito Trolldom oltre vent’anni fa, anche se il primo album risale a quattro anni fa, nel 2022 (anche il secondo uscì quell’anno)… cosa ovvia se consideriamo che Swartadauþuz gestisce o milita in un’infinità di altri progetti (Bekëth Nexëhmü, Balwezo Westijiz, Azelisassath, Gnipahålan, Greve, Muvitium… e tanti tanti altri). Ed ora, dopo quattro anni di ‘silenzio’, giunge questo “Tronen”: efferato, coinvolgente, un black ancestrale esaltato dalle tastiere, anche se queste non sono certo dominanti, spingendo lo stile verso territori symphonic, ma senza sguazzarci dentro, lasciando che siano ancora chitarre, basso e batteria a fendere l’etere con una sconfinata violenza. Con i Trolldom l’artista è rimasto legato alla metà degli anni ’90, perché questo è il sound che diffonde “Tronen”, questa è l’atmosfera, quel senso di apocalisse marziale. Violenta e spietata l’opener “Tidens Evighet”, le tastiere sono pungenti e a tratti isteriche sull’ottima e trionfale “Dräpt ur Dunkel”. Questo cinismo melodico cresce con “I Völvans Spår”, oscura “Etter Falla…”, infernale “Ulvarnas Kall”, mentre è così meravigliosamente anni ’90 la conclusiva “Dödens Släktled Stiga”. Progetto one man, ma con un manipolo di collaboratori di altissimo livello: l’ottima voce di Thorn, le sublimi tastiere di Graf Auzawandils (ovvero Alex Poole, anche nei Chaos Moon, Häxanu, Krieg e molti altri), il bassista Sortilege (Gygath, Secrets) e il batterista Kévin Paradis, batterista live di Belphegor, Aborted, Fleshgod Apocalypse (ha militato anche con Melechesh, Ne Obliviscaris). “Tronen” non delude, conduce l’ascoltatore nel magma infernale del black di metà anni ’90, lo fa con potenza, con sincerità… non imita, non copia, semplicemente rievoca con gloria immensa!

(Luca Zakk) Voto: 8/10