(Prophecy Productions) L’eterea, inconsistente e vaporosa anima dei Klimt 1918 brilla ancora in questo album atteso dai più da almeno dieci anni. Il perimetro musicale della band dei fratelli Marco Soellner e Paolo Soellner appare vasto e comunque contorna facilmente un retaggio alternative rock, post metal, shoegaze e riflessi lontani dei Katatonia. Con “Amòr” si viaggia sopra le nuvole perché tutto sembra ergersi da un mare vaporoso, gonfio ma dentro vuoto! Stratificazioni di atmosfere, di suoni, di un cantato che sembra provenire da chissà quale sfera celeste o forse da sogni che restano intrappolati nella notte. Rifrulla tutto in un acceleratore, per modo di dire, che restituisce una psichedelia sbilenca e con poco peso. Le chitarre sono orchestre e questo aspetto è francamente bello, poi la batteria sembra relegata nel fondo, il resto è vapore che rotea attorno alla band. “Amòr” è un sogno e chi vuol sognare ha tutto il tempo e lo spazio per farlo durante l’ascolto di questo album. Altrimenti è tempo che passa e chissà quando si capirà, nell’averlo visto passare, cosa sia accaduto. Perché infine tra un pezzo e l’altro c’è solo quel piccolo spazio che li separa, prima di ripiombare in microcosmi sonori che mutano appena, consegnando all’album una fisionomia quasi identica dall’inizio alla fine.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10