(Les Acteurs de L’Ombre Productions) Tutto ad un tratto sono passati ben cinque anni dall’ultimo e molto valido “Le Tyran et l’Esthète”! Torna questa band francese, torna con il quinto album in studio, un macigno difficilmente ignorabile, un’opera potente, intelligente, curata, dall’incedere molto ricercato. Strani, teatrali, originali, con tematiche molto identificative: satira, metapolitica, collezione di poesie… fino a questo “Graines” (‘Semi’, ndr), il quale affronta temi quali la creazione e l’ecologia con il caratteristico intruglio di impegno poetico ed introspettivo proprio della band. Musicalmente è un black molto variegato, spesso anche ben oltre il black stesso, sempre suonato con impeto, con energia carnale, supportato da linee di basso calde e avvolgenti, cantato rigorosamente in lingua madre, con divagazioni che abbracciano dimensioni teatrali e atmosferiche. Bella la disposizione dei brani: quattro brani diretti, immediati, complessi ma sicuramente più aggressivi, seguiti da altri quattro, una mini suite nel concept, i quattro capitoli di “Graines”, ovvero dalla semina alla metaforica fioritura verso un nuovo mondo, un nuovo altrove per l’appunto. I brani sono cantati per la maggior parte in growl, ma non mancano le clean epiche, tuonanti, meravigliosamente indovinate nel contesto. Black estremo e pianoforte (“Graines II : Le Temps Suspendu”), divagazioni synth (“Graines III : L’étincelle Primale”), assoli di chitarra inseguiti da un basso sublime (“Graines IV : Pour un Ailleurs”). Un disco complesso, forse difficile da capire nel profondo, ma intelligentemente fruibile fin dal primo ascolto. Ci avranno messo un po’ di tempo, ma l’attesa ne è valsa veramente la pena!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10