(My Kingdom/Masterpiece) Fermi tutti: il nuovo disco dei Llvme, il secondo della loro breve discografia, è decisamente un masterpiece! I nostri vengono da Salamanca in Spagna, e presentano un sound che viene definito (a mio giudizio impropriamente) ‘folkish doom metal’: una strana pericope per designare una sorta di incrocio fra avantgarde e pagan ma con un’anima mediterranea che è il vero fiore all’occhiello del sound. I testi, d’altronde, sono nell’antico dialetto del regno (oggi regione spagnola) del Leon. Se esiste qualcosa fra i Moonspeel, gli Ulver non troppo sperimentali e Falkenbach… beh, sono loro! “1188-1230” dispiega un sound variegato ma estremamente epico dove si mescolano ritmiche estreme, violini, growls e voci femminili, il tutto in mirabile equilibrio – peccato solo per i suoni di batteria molto compassati. Molto più vicina al classico black “Helmántica”; dopo l’intermezzo di puro folk mediterraneo di “Vaqueirada’l Baitse” (poco oltre ne avremo altri due con “Bramoséu” e in “Xota Chaconeada”, incredibilmente simili a certa musica popolare del nostro Sud Italia), “Conceyu” è struggente con i suoi violini, le chitarre acustiche e il growling così sofferto. “Lilibación nu Alborecer” inizia in modo molto doomish, con l’evocazione dei demoni dell’inferno, ma si trasforma in un pezzo unico dove ritmiche black si uniscono a un violino folkeggiante e allegro, per un contrasto stridente e direi amaro. In chiusura si torna, con “Miróbriga”, a un sano black ritmato sul quale si staglia talora un violino dai toni quasi burleschi. Un’uscita veramente interessante, per certi versi addirittura spiazzante. Da avere!

(Renato de Filippis) Voto: 8/10