(Invictus Productions / The Ajna Offensive) Brutti come la morte, minacciosi, scazzati e devastati. Pesanti come macigni. Quasi dei vecchi Sodom che copulano in modo dissacrante con sensuali aperture atmosferiche dal gusto progressivo, ambientale e pure celestiale. Spacca il terzo album degli slovacchi Malokarpatan, il quale abbraccia una dimensione propria, fregandosene di qualsiasi standard musicale imposto o suggerito. Tra le altre cose, i brani sono metal estremo ignorante, influenzato dagli anni ’70, con certe ritmiche ed approcci vocali appartenenti al primo estremismo metal, prima ancora di tutte le suddivisioni… specialmente grazie al growl cavernoso maledettamente old school. Ma considerato il concept (il titolo dell’album significa ‘I Fuochi di Krupina) ovvero una vicenda di stregoneria ambientata a Krupina nel 17° secolo, c’è una portentosa componente atmosferica e folk, arricchita da un sapore mistico pregno di dannazione ed oscurità. Pertanto non mancano arpeggi inquietanti, aperture atmosferiche, effetti, teatralità introduttive che portano al luogo e al tempo delle vicende narrate… sempre e comunque con poderose sferzate metal, epiche cavalcate, riff talmente classici e così contro corrente da avere un sapore innovativo. Apre la lunghissima “V brezových hájech poblíž Babinej” (più o meno ‘una betulla cresce vicino a Babinej’): inzialmente teatrale, evolve oscura e cattiva, con aperture thrash, atmosfere fascinose, evoluzioni virtuose in perfetto stile heavy classico, pur rimanendo quell’alone di eterna dannazione. Riffoni che spaccano su “Ze semena viselcuov čarovný koren” (‘Dal seme della radice magica di Viselcu’): brano presentato con ‘dal seme dell’impiccato crescono radici magiche’. Ed ecco che si aprono posti sinistri, angoli oscuri, meandri che nessuno osa affrontare… mentre un headbanging si scatena furioso, lasciando poi posto ad atmosfere magiche, altra potenza tuonante, assoli intensi e melodici violentati da vocals laceranti. Brutale “Na černém kuoni sme lítali firmam” (‘Su un cavallo nero galoppiamo verso il firmamento’)… ma anche tecnica, intensa, mentre le streghe si radunano dando vita ad una profonda dimensione occulta, esaltata da arpeggi decadenti ed elettronica remotamente cosmica. Teatralità horror con “Filipojakubská noc na Štangarígel” (‘La notte di Valpurga sulle rocce di Štangarígel’), per una canzone stupenda che poi evolve meno crudele, più epica, con dell’altra elettronica sci-fi, rivelando un lato più ‘moderno’ dei Malokarpatan, nonostante il un finale abbia tendenze medioevali. La conclusiva “Krupinské ohne poštyrikráte teho” (‘I fuochi di Krupina sono stati accesi’) si rivela alternativa, nuovamente teatrale, altrettanto brutale, intelligente ed ignorante, tecnica ma sfacciata, aprendo ad inaspettate clean vocals. Infinitamente progressivi, oscenamente primordiali, gli slovacchi riescono a tessere una trama che mette in naturale congiunzione astri musicali lontani, appartenenti a galassie separate da un abisso senza fine. Generi così opposti come il black, il metal classico, il trhash, il progressive, l’ambient e lo space rock psichedelico, trovano qui una naturale esistenza condivisa, armoniosa e deliziosamente equilibrata. I Malokarpatan riescono a travolgere e trascinare l’ascoltatore da un punto all’altro di questo illimitato cosmo sonoro rendendo i trasferimenti nello spazio tempo artistico improvvisi ed istantanei: si può passare dall’headbanging devastato all’ambient ipnotico o al neo-folk suggestivo… in tutto in una frazione di secondo talmente breve da non essere rappresentabile matematicamente.

(Luca Zakk) Voto: 9/10