(Antiq Label) L’arco temporale dell’attività musicale dei Möhrkvlth prevede una durata di dodici anni dalla loro formazione, durante i quali hanno ad oggi pubblicato due album, oltre a uno split e un demo. Dopo otto anni dal primo lavoro “A-dreñv ar vrumenn”, il black metal dei francesi della Bretagna si riscopre freddo, in parte dozzinale e ruvido. “Gwenojennoù An Ankounac’h”, ovvero ‘i sentieri dell’oblio’ in lingua bretone, sembra un prodotto di metà anni ’90 pervenuto da una qualche cantina d’oltralpe. L’album presenta diversi momenti topici, però, tra alti e bassi strutturali. Nessuna particolare esaltazione per l’iniziale e agguerrita nonché scontata “Dindan gouloù ar c’hroajoù mein”, mentre la seguente “Va c’heriadenn” prevede un passo misurato alternato a sfuriate selvagge, ma tutto sembra solo un pretesto per fare del black metal sfrontato con lampi di atmosfera. Non manca un brano strumentale edificato con strumenti acustici di soli centocinque secondi, “Recueillement”, per andare poi verso qualcosa di abbastanza coinvolgente: “Pour une couronne de chrysanthèmes” è infatti un susseguirsi di passaggi, scelte melodiche e di arrangiamento piuttosto minimali, nel quale però la band mette una grinta inattesa. Seguono “Noz ar re grouget”, di quasi dieci minuti, e infine “Aux songes de l’hiver”, che si rivolge al black metal d’atmosfera e selvaggio al contempo. I brani hanno una forte tinta epica e sono di base black metal d’atmosfera, con i testi che prendono spunto dai poemi di Añjela Duval. I Möhrkvlth, pur con queste caratteristiche lodevoli, soffrono di una produzione non ottimale che rende l’ascolto meno scorrevole, soprattutto nelle fasi in cui il black metal è irruento e acerbo.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10