(Rasselbande) Un po’ punk, un po’ semplicemente ribelli, scatenati, esuberanti. Ma dannatamente oscuri questi austriaci Motionsick. A volte urlano, a volte rappano, a volte sono intensi, altre introspettivi. In questa poco più di mezzora, dentro questi ben quattordici brani, il quartetto mette subito in mostra una personalità identificativa, la quale narra di un protagonista depresso incapace di aprirsi con i suoi cari, finendo in un vortice di disperazione senza fine, senza fondo, senza redenzione. Apre aggressiva, violentemente esplosiva la brevissima “Salvation”, catapultando l’ascoltatore nelle viscere di “Empty Voice”, pezzo carico di groove, con il vocalist contro il mondo, la ritmica pulsante e quegli arrangiamenti minacciosi, capaci di creare quel tunnel sonoro dentro il quale il front man si tuffa con forza. Provocante “Locked”, sognante ed intima “Apnea”, scatenata “Sick”. Ci sono tendenze nu metal e gotiche nella tetra “Slug” e nella ipnotica “The Shed”, potente e capace di invadere anche i confini con il groove metal la misteriosa ed irresistibile “Sisyphus”, dilaga una disperata dannazione sulla travolgente “Mythomaniac”, con un nuovo richiamo al nu metal. Oscuramente lasciva “Encrypted”, annullamento di ogni speranza con la vibrante “Parasite”. C’è molto dentro questo “The Inner Side”, tanta forza, tanta intelligenza, tanto sentimento. E c’è un favoloso salto indietro agli anni novanta, c’è l’aggressività di bands come i Rage Against The Machine e l’esplosività di System of a Down. Un album tuonante, capace di trasmettere una carica micidiale e, contemporaneamente, far sfogare ogni nervosismo, ogni repressione, ogni negatività… quasi suggerendo all’ignaro protagonista del concept il percorso che avrebbe dovuto seguire.

(Luca Zakk) Voto: 8/10