(AOP Records) Oscurità che diventa armonia. Chaos che emerge allineandosi ad una atmosfera idillica. Dannazione che diventa redenzione. Le menti dietro questo trio, ne hanno passate di tutti i colori: dipendenze e malattie mentali, le quali portarono al debutto “A Life Worth Losing” del 2014. Poi l’arresto (con ferite di arma da fuoco inferte dalle forze dell’ordine), il carcere, la nullità esistenziale che hanno portato al precedente “Irrfärd” (che significa ‘viaggio senza senso’, recensione qui). Infine lo scarceramento, un viaggio in giro per il mondo, una rigenerazione mentale ma anche fisica, visto che le dipendenze da droghe e alcol appartengono al passato. Ed ecco che nasce “Gryningsvisor” (‘ballate dell’alba’), il quale è molto più spirituale, meno violento e più atmosferico della produzione precedente, catapultando completamente la band in territori atmosferic-folk, senza comunque rinnegare le origini, aperture black metal, singing disperati, momenti drammatici… in quanto anche l’alba più luminosa può portare ad una giornata terrificante se non si agisce contro il fato, contro gli eventi, contro il cinico destino. Con l’ottimo supporto di ospiti, come la vocalist Miranda Samuelsson o il violoncello di Nylonwings, questo nuovo disco è davvero una nuova alba, un nuovo giorno, una nuova epoca, una nuova visione del mondo e della vita. Intima e riflessiva “Skymningsvisa”. “The Swan” amalgama un black feroce ad un black atmosferico, passando per certe teorie dell’antico Burzum, rendendo il tutto più melodico grazie ad una sublime chitarra solista. Inquietante e pregna di terrore “Swallowed By The Night”, anche se le infinite pene della straziante voce maschile vengono alleviata dall’angelica voce di Miranda. Ancora la voce femminile con una chitarra acustica incantevole su “Ensam”, mentre “Wither” è un sublime esempio di black metal atmosferico che ricorda un po’ la magia di Lustre. Direzioni folk, quasi un ritorno alle radici culturali, con “In I Natten” e “Herr Mannelig”, mentre “As The Northern Wind Cries” si ricolloca su sonorità ruvide con una impostazione oscura, tagliente, pesante e malata. Tra il black atmosferico e quello depressivo l’ottima “Våra Minnenas Klagosång”, curata ed intricata “Köldvisa”, infernale “Grey”, mentre la conclusiva “Gryningsvisa” si piazza tra una infinita malinconia e la più luminosa luminosa speranza. Un album profondo, introspettivo, emozionale e ricco di sentimenti. Una rinascita per il trio. La loro nuova alba. Un’alba che viene dopo un lungo inverno polare, illuminando di rosso una terra torturata dal freddo, posseduta dal ghiaccio, sferzata da venti pregni di dannazione.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10