(Autoproduzione) Dannatamente pesanti. Sporchi. Trascinanti. Sono in quattro, vengono dalla Danimarca (anche se hanno componenti sparsi per mezza Scandinavia, Islanda compresa). Suonano uno stoner iniettato di sludge. Gridano nel microfono, voce sporca, a tratti estrema o growl. Propongono una produzione essenziale, chiara, potente, dove ogni corda del basso, quando pizzicata, emana vibrazioni viscerali e devastanti. Dall’heavy metal puro attingono riff massicci, ed il loro EP, purtroppo limitato a soli quattro pezzi, vi fa volare dalla sedia, fa esplodere le casse dello stereo. Il loro nome significa arare. E probabilmente è il nome stesso che spiega la loro musica. Un suono che vi passa sopra, centinaia di lame taglienti, carne martoriata, dolore fisico. Il singolo “High Tide” è potente, e propone un riff ipnotizzante ed estremamente catchy. La bellissima conclusiva “Spring Tide”, pezzo di oltre nove minuti, propone anche dei tributi anche ai Black Sabbath.  I testi sono bellissimi, mai banali, ed offrono un’ulteriore carica emotiva ed energetica. Questi sono i Plöw, e questo è il loro secondo EP. E’ una di quelle band dalla quale, ora, si esige il full “length”.

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10