
(Testimony Records) Non manca certo la prolificità ai tedeschi Temple Of Dread, arrivati al sesto album nel giro di sette anni, il tutto mettendo in mostra una notevole crescita a livello di songwriting. Partita suonando death metal tradizionale, la band proveniente dalla minuscola Spiekeroog ha gradualmente, album dopo album, inserito nelle composizioni melodie prettamente classic metal, senza per questo ammorbidire troppo il sound, al punto che non mi sentirei di catalogarla come ‘melodic death metal’, in quanto la componente old school è ancora predominante, collocandosi a metà strada tra Asphyx e God Dethroned, con richiami nemmeno troppo velati a Morgoth, nonché al thrash degli onnipresenti Slayer. Dopo l’intro acustica “Wings Of Immortality”, tocca alla title track il compito di dare inizio al massacro, con riff serrati e vocals alla Martin Van Drunen, all’insegna del death metal più classico. “Born To Rot” si candida a essere uno dei capolavori assoluti dell’album, nonché uno dei più bei pezzi death metal usciti negli ultimi anni; mi fa impazzire quel riff solenne e marziale, di chiara scuola Monstrosity, alternato a sfuriate in blast beat e vocals furiose e convincenti. Interessanti le digressioni melodic black metal, un po’ à la Dimmu Borgir, presenti su “Death March”, influenze che si palesano in maniera ancor più marcata su “Scorched By Cosmic Fire”, dove riff serrati tipicamente death metal aprono la strada a blast beat black e tastiere. Un album coerentemente death metal, ma che allo stesso tempo prosegue in quell’evoluzione graduale ma costante che porta la formazione tedesca ad ampliare il proprio spettro sonoro, rimanendo al contempo coerente con se stessa.
(Matteo Piotto) Voto: 8,5/10




