(Fireflash Records) Viviamo in un’epoca in cui non ci si stupisce più di nulla, e nella musica è ormai di prassi assistere a contaminazioni tra generi. Se poi parliamo di fondere death metal e progressive, non scopriamo certo l’acqua calda: sono anni che i due generi hanno imparato a coesistere. Basti pensare a giganti come Atheist, Cynic, Obscura e Nocturnus, questi ultimi famosi per aver introdotto le tastiere in un contesto estremo, così come i finlandesi Amorphis. Eppure, i Sacriversum sono stati capaci di spiazzarmi ed entusiasmarmi grazie al loro approccio personalissimo al genere; la band polacca nasce nel 1992 e sin da subito propone un death progressivo in linea con le band precedentemente citate, per poi sterzare verso il gothic metal e sciogliersi nel 2005. Nel 2022 avviene la reunion, con una line-up parzialmente cambiata e soprattutto con il ritorno alle sonorità death metal degli esordi, pescando, in ambito estremo, da act come Benediction e i conterranei Vader, soprattutto nello stile vocale di Remo, simile a quello di Peter, nonché dalla scena melodic death svedese. La loro unicità sta soprattutto nell’uso delle tastiere, perfettamente inserite nel tessuto sonoro, ma anche nella frequente presenza dell’Hammond, in pieno stile Jon Lord/Don Airey, usato non come sottofondo o per creare atmosfera, ma come protagonista assoluto delle composizioni, alla pari delle chitarre e del basso, anch’esso in rilievo e capace di virtuosismi intricati e, allo stesso tempo, funzionali alle canzoni. L’apertura di “We Die, We Fly” è emblematica, con sonorità che devono tutto a Deep Purple, Uriah Heep e Rainbow, ma inserite in un contesto brutale, con l’insolito contrasto tra le keys che ti avvolgono mentre voce e chitarra ti prendono a schiaffoni in faccia. L’opener “We’re Storming Through The Night” è il punto d’incontro tra Benediction, Nocturnus e Iron Maiden, questi ultimi omaggiati nelle raffinate armonizzazioni delle chitarre. Una fusione per certi versi assurda, sicuramente coraggiosa, che fonde sonorità anni ’70 e ’90 in qualcosa di unico e, a suo modo, innovativo. Tra l’altro, la copertina è a dir poco meravigliosa: dettaglio minore, ma anche l’occhio vuole la sua parte. Capolavoro imperdibile!

(Matteo Piotto) Voto: 10/10