(autoproduzione) Quando “Coldgrinder” scoperchia l’abisso dal quale “RS-28” proviene, si comprende immediatamente che i Sarmat sono una band polacca. I quattro sono infatti una nuova espressione del blackened death metal di quella nazione la quale, non c’è che dire, ha sempre qualcosa da esprimere. Le chitarre di Daniel Szymanowicz, anche bassista, e Krzysztof Kopczeński sono fitte, tese a continui sviluppi. Un riffing serrato ma affatto manchevole di melodie. Le ritmiche sono tappeti tellurici dalle diverse forme, ma dal passo sostenuto, svelto. I Sarmata creano questi avvitamenti sonori che possono essere frenetici, con tipiche andature sorrette da blast beat, oppure da rallentamenti ritmici ma con riff nervosi e ribollenti. Il risultato è che quel clima torbido e angosciante, resta continuamente sospeso ovunque nell’album. Il titolo “RS-28” è preso a prestito da un missile balistico intercontinentale russo, l’RS-28 Sarmat detto anche ‘Satan 2’. Dunque la guerra nucleare, l’eterna minaccia nucleare, soprattutto il militarismo, sono le entità con le quali la band plasma l’angoscia e la minaccia di morte che grava nelle ossessioni dell’umanità. Il tutto avviene attraverso questa torbida ma lucida fusione tra death e black metal.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10