
(Nuclear Blast Records) Come immagino sappiano anche i sassi, i Sepultura sono attualmente impegnati nel loro lungo farewell tour, denominato “Celebrating Life Through Death”, a conclusione di una onorata carriera durata più di quarant’anni, tra cambi di line-up e inevitabili paragoni tra Sepultura con i fratelli Cavalera coinvolti e Sepultura senza Max e Igor. Paragoni che a mio avviso hanno poco senso perché, se è vero che fino a “Roots” hanno più volte dettato legge nell’universo metal, successivamente hanno mantenuto una libertà compositiva e una capacità di reinventarsi raramente riscontrabili. Spezzo una lancia anche a favore di Derrick Green, che ritengo essere un bravissimo cantante, tecnicamente versatile e potente, ma con la sola colpa di non avere la voce adatta per cantare il repertorio di Max, il quale sicuramente non sarebbe capace di cantare i brani di Green. Tornando all’EP in esame, “The Cloud Of Unknowing” è stato composto durante questo tour, jammando in continuazione tra un soundcheck e un momento libero, per quattro brani che sanno di libertà stilistica illimitata, di musicisti eclettici e senza paraocchi. L’opener “All Souls Rising” è la classica fucilata thrash/hardcore violentissima, sulla quale compaiono inaspettatamente dei brevi contrappunti orchestrali decisamente indovinati. “Beyond The Dream” è una sorta di ballad molto intensa ed emozionale; qui i Sepultura hanno scritto la loro “Fade To Black”, tra chitarre pulite, riff distorti lenti e malinconici, un assolo da paura di Kisser e la voce profondissima ma pulita di Derrick, qui dotata di un’espressività fuori dal comune. “Sacred Books” ruota attorno a un riff ipnotico e sinuoso, infarcito da scale orientali, assoli di pianoforte e tempi dispari del talentuoso Greyson Nekrutman, giovanissimo batterista di formazione jazz entrato in formazione nel 2024 dopo l’uscita di Eloy Casagrande, accasatosi dietro le pelli degli Slipknot. La conclusiva “The Place” parte quieta, con la voce di Derrick nuovamente pulita, proseguendo in crescendo tra accelerazioni e urla furiose, per poi addentrarsi in territori thrash, con un finale che richiama lo stile di “Beneath The Remains”, quasi a voler chiudere il cerchio di una band che ha sempre dettato le regole. Un EP sorprendente per varietà stilistica, libertà espressiva e ispirazione, un canto del cigno potente, orgoglioso e intenso.
(Matteo Piotto) Voto: 9/10




