copshakhtyor(Cyclone Empire) Gusto perverso, amaro, graffiante. Sono tedeschi, di Amburgo, il loro moniker significa “minatore” in lingua Russa. La stessa copertina (creata da Christian “Zeichentier” von Wieding, il quale ha lavorato già con gente come Nuclear Assault) emana quell’atmosfera fredda e metallica di territori e vite oltre la cortina di ferro. Oltre il muro. Oltre le barriere. Propongono un doom-stoner-sludge poderoso. Linee di basso monumentali, avvolgenti come un serpente che si avvinghia alle gambe e risale stritolando tutto il corpo. Una drumming travolgente, che offre un lavoro di piatti micidiale. Chitarre totali, complete, un completo assalto. E niente voce. “Shakhtyor” è puramente strumentale, un’esperienza trans-sensoriale, un concept album che crea ghiaccio attorno all’ascoltatore, un alito gelido che fa rabbrividire, aumentando i sensi, portando ad uno stato mentale in bilico tra l’isterico e l’ipnotico. Solo quattro pezzi (cinque nella versione in vinile) che comunque prendono possesso di quaranta minuti di vita, vita che viene violentata, demolita. Sconvolta. Materiale elaborato, complesso: i concetti ripetuti, reiterati, vengono sempre arricchiti di dettagli sonori, che rendono l’ascolto dell’album estremamente fluido e scorrevole, rendendo quei quaranta minuti forse troppo pochi, insufficienti per il raggiungimento di un totale orgasmo sonoro. Musica geniale, che riesce a diluire tributi a grandi bands come i Black Sabbath (percepibile nell’immensa “K.I.”). Musica che non dimentica le tradizioni, e riesce pure a guardare a concetti anni 70, roba acida, roba strafatta. Musica che libera la mente, crea scenari, inventa ambientazioni. Musica della quale è impossibile averne abbastanza.

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10