(Stygian Crypt Productions) Mi aveva convinto il precedente disco degli Stozhar (qui), ma con il loro quinto album i russi mi sembrano fare un clamoroso passo indietro in termini di songwriting e resa generale. Dispiace infatti dirlo, ma i sette brani di questo ‘Rompendo le catene per lo spirito della libertà’ (approssimativa traduzione dell’epico titolo) suonano talora addirittura dilettanteschi… Le tastiere ambient/viking della titletrack introducono a un mid-tempo dove le keys restano dominanti, con un sound anche troppo squillante per il pagan. Velocissima invece “Predzymniaia Tryzna…”, che però evidenzia i forti limiti produttivi (soprattutto nei blast beats); a meno che i russi non volessero ottenere un effetto dance metal (e a naso direi di no), i suoni di “Pavshyi Voyn” sono decisamente sballati. Legnosa la strofa di “Pesn O Bylom…”, il brano migliore ce lo abbiamo a fine scaletta, con “Kholod Osenneho Utra”, che però ha praticamente delle sonorità gothic… che dire, un disco con diversi difetti, non si può negare. Un pagan metal antico, ma stavolta ahimè poco interessante…

(René Urkus) Voto: 5,5/10