(De:Nihil Records / Prank Records) Dopo venti anni un nuovo album dei Totalitär, evento che suscita tanta curiosità. Alfieri del D-beat con i ben noti Anti Cimex e al contempo tra i più vicini ai dettami dei Discharge, volendoli però superare in velocità, i Totalitär sono tra le band entrate a gamba tesa sull’hardcore punk. Loro e altri sono stati la porta che si è poi aperta sul grindcore. Valorizzazione della rabbia e della protesta, soprattutto del nichilismo e della mancanza di compromessi. Questi i pilastri dello stile unico degli svedesi. Album omonimo roccioso, con momenti ruggenti, come la coppia di apertura e altri pezzi forse meno hardcore e leggermente punkeggianti, come “Detta är vad jag fick”. Sì, come al solito cantano in svedese. Si vuole soprassedere sull’enunciare i titoli più o meno caratteristici perché in fin dei conti l’album è un blocco vero, un insieme che non scardina la ruggine che stride tra le sferragliate delle corde. Neppure l’acido che corrode i colpi offuscati dalla produzione un po’ casareccia. Sono loro e senza preavviso, restano esattamente una scarica di caos nichilista esposto in maniera travolgente. Qualche piccola sterzata melodica, ma non è mai qualcosa che vuole distinguersi dal resto di questa opera ottusamente Totalitär.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10




