PREGIERZ – “Blood Sanctions”
(Blood Harvest) Doppio 7” per Pregierz, duo Polacco nato nel 2013 dedito ad un death/black primordiale, alquanto grezzo e minimale, con marcate influenze doom che rendono solenni certi (altro…)
(Blood Harvest) Doppio 7” per Pregierz, duo Polacco nato nel 2013 dedito ad un death/black primordiale, alquanto grezzo e minimale, con marcate influenze doom che rendono solenni certi (altro…)
(Autoproduzione) Immaginate un’opera surrealista, magari di Dalì o Ernst e ammiratela nei particolari dando sfogo alla vostra immaginazione, fate affaticare gli occhi per capirne l’essenza. Successivamente mettete il tutto in musica liberando la mente e i sensi, lasciate che i suoni vi rapiscano e (altro…)
(Steamhammer / SPV) Monumentale live dei prog/power norvegesi Pagan’s Mind. Formati multipli (2CD+DVD, Blu Ray, Vinili) per celebrare questo evento che si tenne l’11 Settembre 2014 al Center Stage di Atlanta, negli Stati Uniti. Una set list di 22 canzoni, con solo (altro…)
(Nuclear War Now! Productions) Benissimo. Qui c’è il marcio vero, niente a che vedere con chi vuole fare Black metal e indossa stivali alla moda. Nossignori, qui si va nel sotterraneo, in mezzo alla terra marcescente dove il (altro…)
(Autoproduzione) Death metal che incontra il progressive; se dovessi descrivere con poche parole “Memories of Inexistence”, senza dubbio lo definirei così. Fin dal primo pezzo si nota una struttura tipicamente progressive (altro…)
(Svart Records) Album oscuro, lento, tetro, perverso. Ma dannatamente monotono. Quel velo di oscurità costante -inizialmente attraente- che annega linee vocali (altro…)
(Pogorecords) Questo split nasce dalla collaborazione di due band, i [P.U.T] e i Grünt-Grünt, entrambi promotori di un mix sperimentale di grindcore e sludge con qualche influsso industrial e specialmente (altro…)
(Autoproduzione) Nati nei primi anni del nuovo millennio, i Psychophobia si sono cimentati in poche e piccole prove discografiche. L’ultima è questo tre pezzi che include “Servants of Deception”, sintesi di stile tra In Flames e Dark Tranqullity, “The Fall” che ripete questa sintesi (altro…)
(Peaceville Records) Vabbè, qui entriamo nell’angolo delle leggende. Cosa si può dire, che non sia già stato detto, di un gruppo che nasce nel 1971 e che riesce ad arrivare al 2015 restando ancora in florida attività? A distanza di quattro anni dal precedente lavoro, i (altro…)
(AFM Rec.) Portatori di uno spirito musicale segnato dalla sperimentazione, i Pyogenesis giungono al sesto album in un arco di tempo di venticinque anni. Un calcolo un po’ largo, considerando la lunga ‘pausa’ di qualche anno fa. Flo Scwarz è l’unico che dagli anni ’90 ad oggi (altro…)
(Musica Productions) Ottimo e ben curato death metal melodico dalla Siberia. Un death metal che ovviamente richiama a produzioni svedesi note, ma che è in grado di proporsi con originalità, efficacia ed un marcato gusto melodico in grado di rendere queste nove traccie coinvolgenti ed attraenti. La sofferenza, quel senso depressivo, sono manifestati con (altro…)
(Hells Headbangers) Per essere un’etichetta in grado di impressionarmi devi avere almeno due prerequisiti. Primo, gruppi che ci credono in quello che fanno; secondo, pubblicarmi tutto anche in vinile. Quindi essendo questo combo nel rooster della Hells Headbangers già si parte più che bene. Oggi tocca ai (altro…)
(Napalm Records) Cosa succede quando una band di buona caratura diventa prigioniera e infine vittima del sound e degli stilemi che l’hanno resa famosa, senza avere il coraggio o semplicemente la capacità di rinnovarsi? Senza adesso andare a scomodare i Manowar, basta pensare ai Sabaton o agli Alestorm per capire cosa intendo: (altro…)
(Swamp Records) Se ascoltaste contemporaneamente un album black e uno di techno anni 80 otterreste grossomodo il suono dei Pavillon Rouge. Industrial black dalla Francia, cantato in francese. Il risultato funziona fin dalle prime tracce, con richiami a Samael, Arcturus e Hypocrisy. I ritmi sono naturalmente (altro…)
(Metal Revelation) Una tempesta di groove ed energia nel debut dei francesi Parallel Minds, che stupiscono con una proposta attuale e potente. Ce ne accorgiamo subito dall’opener “I am”, che unisce la potenza power/thrash degli Iced Earth alla modernità del groove dei Nevermore, (altro…)
(Comatose Music) “Uncertain Process” rievoca il death metal della Florida, ma trascinato verso velocità attuali (che ricordano i Decapitated) e con una tecnica che tende a rendere i pezzi degli scomparti che si incastrano tra loro. I Prion suonano in modo robusto, solido, contornato da un lavoro (altro…)
(The Smoking Goat records) Gli italiani Prehistoric Pigs propongono musica strumentale, in cui tre anime musicali cercano di comunicare e intendersi a suon di note e assoli. E il linguaggio parlato usa i Kyuss, i primissimi Tool, la psichedelia anni settanta e lo stoner. Complice la mancanza di cantato, tutto è (altro…)
(Spectastral Records) I bulgari Pantommind hanno alle spalle una storia importante, che inizia a metà anni ’90: da allora, compreso questo “Searching for Eternity”, hanno dato alle stampe tre demo e tre full-“length”. Il loro è un progressive solido ma comunque melodico: lo dimostra subito l’opener “Not for me”, (altro…)
(Inner Wound) Seguo i Pyramaze dagli esordi a metà degli anni 2000, e il loro secondo album “Legend of the bone Carver” è uno dei miei dischi power metal preferiti: mi fa piacere ritrovare sul mercato i danesi con il quarto full-“length” e dopo uno stop lunghissimo, (altro…)
(Scarlet Records) Terzo album per gli Italiani Planethard, band che in poco più di un decennio ha evoluto sensibilmente il proprio sound, pur restando fedele alle proprie radici. Nati nel 2004 inizialmente come cover band, il gruppo inizia presto a scrivere brani propri, orientati verso un hard rock che prendeva ispirazione da (altro…)
(Pesanta Urfolk) Solitamente due tracce non sono mai sufficienti a giudicare un gruppo. Ma in questo caso si può fare un’eccezione. I Predatory Light infatti attraverso due contorte e lunghe canzoni confezionano un piccolo lavoro che ha una sua vita e un suo scopo: fondere sapientemente doom, death e black con musica d’atmosfera. I tempi sono dilatati e cadenzati, le chitarre distorte (altro…)
(Iron Bonehead / Invictus) Il marciume e la tombale essenza che diffondono i belgi Possession non ha paragoni. Dopo l’EP “Anneliese” dell’anno scorso, due traccie di pura adorazione del male, di banchetti infernali a base di anime, sangue e dolore, arrivano con questo mini album. Proprio non sembrano interessati al full length, ma francamente pochi umani (altro…)
(Chaos Records) Non ricordo dei russi suonare un death metal così dannatamente cattivo e incrociando la corrente svedese con quella olandese. I tappeti ritmici dei Pyre sono tosti e pesanti, opulenti e certe linee del riffing viaggiano cadenzando alla maniera degli Asphyx. (altro…)
(Seance Records) Lande desolate, eremi decadenti, solitudine, un generale senso di depressione ed abbandono. Grazie a sublimi melodie incastrate in sviluppi sonori opprimenti, si rivela il quinto album degli australiani Pestilential Shadows, ormai in circolazione dal 2003, sempre attivi e persistenti grazie alla costante (altro…)
(Svarga Music) Fieri difensori delle tradizioni e dell’orgoglio della propria terra, gli ucraini Paganland dedicano il proprio secondo album al coraggio dei connazionali in guerra con la Russia. Al di là della vostra fazione (sempre che ne abbiate una al riguardo), si tratta di un intento ammirevole e (altro…)
(Emanations/Les Acteurs Del’ombre) Di sicuro il black metal francese non è conosciuto per la sua morbidezza, ma per le velocità medie folli che usano i gruppi di questo ormai consolidato fronte musicale. I francesi che qui andiamo a recensire invece vogliono andare controcorrente e se ne escono con un album ben (altro…)
(M.A.P./VideoMapNetwork) Un rock colto, ammesso che sia il caso di usare un termine che spesso è piaciuto a critica e fan e chissà quante volte impropriamente (vero, Sig. Battiato?). Un rock i cui testi sono costruiti su livelli diversi dalla comune linea di creazione di parole per un testo musicale. (altro…)
(Gain Music/Sony) Ecco una di quelle band che per qualche motivo non ho mai seguito. E riconosco di aver sbagliato! Il quartetto svedese, ormai al decimo anno sulla scena, vanta molta esperienza, stile, abilità, gusto e questo sesto disco è un piccolo capolavoro di heavy metal melodico, capace però di toccare vari (altro…)
(Hells Headbangers) Le mie preghiere sono state ascoltate da qualche blasfema entità, perché quanto mostrato dai Perdition Temple nell’EP “Sovereign of The Desolate” (leggi recensione qui) di pochi mesi fa qui si è meravigliosamente evoluto in un (altro…)
(Steamhammer/SPV) “Doomsday” degli eterni Discharge viene riproposta con velocità rispettosa nei confronti dell’originale. Il clima di odio, rabbia e nichilismo resta, anche se non eguaglia l’originale. Chi ha mai eguagliato i Discharge? Si saltella di gioia con “Vision Thing” (altro…)
(Beyond…Prod.) I profondi cambiamenti di una vita, condensati in un’ora e dieci di sublime esperienza sonora. Che poi non conta l’ispirazione ad un romanzo mai scritto o la partecipazione -come guest- di Efthimis Karadimas dei Nightfall. Non conta ci sia del doom o del death. Non contano le altre ispirazioni, o il fatto che questo sia solo un (altro…)
(Woodcut Records/Inverse Records) Dalla Finlandia arrivano questi Perdition Winds con un black metal senza fronzoli e orpelli. Sei tracce nere come una foresta d’ebano in una notte di eclissi lunare. Potenza nefasta di strumenti suonati il meno professionalmente possibile ma con assoluta devozione ai recessi più oscuri e (altro…)
(Peaceville) Quale migliore release di un doppio dvd che contiene l’identità di una delle band più prossime alla filosofia dei Black Sabbath? I Pentagram non sono dei cloni o figli di Ozzy: nascono nei primi anni dei ’70: lo spirito di Bobby Liebling e dei suoi infernali compagni è una diretta conseguenza di quei tempi. L’epoca segnata proprio dai primi massicci, lugubri e oscuri suoni dei Sabbath. Oltrepassando la solita e doverosa citazione dei quattro del ‘sabba nero’ e non da meno l’atmosfera cimiteriale degli anni settanta (altro…)
(Qua’ Rock Records) Cosa accomuna la figura di un avvocato penalista e quella di una scrittrice? Una Gibson Les Paul! Paola Pellegrini è ambedue le cose, ma all’occorrenza imbraccia anche la suddetta chitarra per esibire la propria anima musicale, confinata tra l’hard rock, il rock puro e il punk. “Dreams Come True” è (altro…)