La seconda edizione del Doom Army Open Air ha confermato come anche in Italia ci sia spazio per eventi interamente dedicati alle sonorità più lente, oscure e introspettive del metal. Nella cornice de Il Borgo di Montebello Vicentino, quattro realtà della scena nazionale hanno dato vita a una serata intensa, dimostrando le molteplici sfaccettature che il doom metal può assumere: dal death doom al post-rock, fino alle contaminazioni gothic e black.

Ad aprire la serata sono stati gli Harvest, che con l’introduzione Ante Sanguinem hanno immediatamente creato un’atmosfera carica di tensione. La loro proposta, elegante e malinconica, si sviluppa attraverso un death doom dalle forti influenze gothic, capace di alternare pesantezza e melodia senza mai perdere coesione. Brani come Hunter of Souls, Born Alone, In Shape of Beast, Firstborn e The Path of Life hanno messo in evidenza una band affiatata, sicura dei propri mezzi e capace di coinvolgere il pubblico fin dalle prime note.

A seguire è stato il turno de Gli Alberi, formazione torinese che continua a distinguersi per un sound estremamente personale. Doom, post-rock e black metal si fondono in una proposta ricca di sfumature, dove i lunghi crescendo emotivi si alternano a momenti più aggressivi. La scaletta, composta da El Camino, Astralia, Il Quarto Vuoto, Sui Relitti, Hiems e Aspettami, accompagna gli spettatori in un viaggio sonoro evocativo, dimostrando ancora una volta la qualità compositiva della band e la sua capacità di creare atmosfere profonde e coinvolgenti.

Gli EchO rappresentano uno dei nomi storici della scena doom italiana e, anche in questa occasione, confermano tutta la loro esperienza. Il loro set, costruito attorno a Fate Takes Its Course, Monochrome, The Ferryman e Omnivoid, mette in mostra un doom massiccio, intenso e privo di compromessi, sostenuto da una notevole solidità esecutiva. Particolarmente gradita l’esecuzione di Chrome Red Overdose, storica cover dei Canaan, omaggio a una delle band che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo del dark doom italiano e che merita sempre di essere ricordata.

La chiusura del festival è affidata agli Abyssian, che trasformano il concerto finale in un viaggio attraverso paesaggi sonori oscuri e suggestivi. Dopo l’introduzione In My Times of Forlorn, la band propone Neanderthal Sands prima di affrontare la lunga suite Let Me Die Under the Stars, sviluppata in tre movimenti intervallati da un breve intermezzo. Un’esibizione immersiva, ricca di sfumature e capace di mantenere costante la tensione emotiva fino all’ultima nota, perfetta conclusione di una serata interamente dedicata alle sonorità più profonde del doom.

La seconda edizione del Doom Army Open Air conferma quindi la bontà di un progetto che punta a valorizzare la scena doom italiana, offrendo spazio a band differenti per stile ma accomunate dalla qualità delle loro proposte. In un panorama in cui gli eventi interamente dedicati a questo genere non sono numerosi, iniziative come questa assumono un valore ancora maggiore, creando occasioni di incontro tra musicisti e appassionati e contribuendo a mantenere viva una scena ricca di talento.

Un sentito ringraziamento va a Roberto Biasin, ideatore e organizzatore del Doom Army Open Air, per la passione, la dedizione e l’impegno profusi nella realizzazione di questa seconda edizione. Eventi come questo sono possibili grazie al lavoro di persone che credono nella musica underground e continuano a investire tempo ed energie per offrire al pubblico appuntamenti di qualità. L’auspicio è che il Doom Army Open Air possa continuare a crescere e a diventare un punto di riferimento sempre più importante per gli appassionati del doom metal italiano.

(Jennifer Badalotti)