Prima edizione del MORRO D’HORROR, festival che nasce a Morro D’Oro, un piccolo borgo della provincia teramana incastonato tra le colline. Questo scenario fa da cornice a un evento interamente dedicato alla cultura horror, organizzato e reso possibile dall’associazione culturale “Lector in Fabula”. La manifestazione ha proposto una giornata ricca di attività, panel, dibattiti e musica, oltre alla speciale realizzazione di un cortometraggio horror registrato e prodotto in giornata grazie all’ausilio di “Old Scratch Studios” e “Seventeens Graphic”, che hanno arruolato come comparse cittadini e volontari. Il corto è stato proiettato prima del concerto organizzato dal collettivo “Change Your Life”, che ha visto salire sul palco i Voiceless e i Deathwood.

Ad aprire la serata sono i Voiceless, band nata tra Chieti e Pescara nel 2020. Il gruppo propone un punk rock di chiara matrice californiana, un mix perfetto tra i primi Rancid e i Social Distortion, arricchito da un pizzico di ironia che sul palco si percepisce chiaramente. Si sente che i ragazzi formano una band compatta e che si divertono a suonare. Dalle prime sonorità, i Voiceless trasportano il pubblico negli anni d’oro della Hellcat Records, e Morro D’Oro sembra trasformarsi in una collina di Orange County. Nella quaterna di pezzi che apre il loro live set si avverte subito un chiaro accostamento ai Rancid, sia nelle parti vocali che nei riff, in special modo in “Sick” e “M.D.G.”. L’influenza dei Social Distortion emerge invece tra le note e le sonorità di brani come “Nothing to Lose” e “Waiting for a Better Days”.

La scaletta non annoia e tiene sempre sul pezzo il pubblico, che dimostra di apprezzare l’impegno dei ragazzi. La band propone interamente dal vivo il proprio album di debutto “The Biggest Chance”, uscito nel 2024, ma riesce anche a dare spazio a brani inediti come il nuovo singolo “Failed”, pubblicato il 23 gennaio di quest’anno. Proprio con “Failed”, che apre il live set, i Voiceless danno prova di una matrice sonora compatta, diretta e senza fronzoli, che si sposa benissimo con il testo che la band propone, ossia tirare dritto nonostante le difficoltà e i fallimenti che ci portano comunque a essere presenti, anche se a volte ci sentiamo dei falliti. Dimostrano così di avere ben in mente cosa proporre e come renderlo in musica. Il loro live è un tuffo nel passato per chi è cresciuto con i suoni del punk rock californiano, un viaggio che riporta ai tempi di Punk-O-Rama, ai primi dischi dei Rancid e a quel pizzico di strafottenza e malinconia tipico dei Social Distortion.

Tracklist Voiceless:

Failed

Sick

M.D.G.

Nothing to Lose

On the Way Back

No More Teenage Bands

25 Stickers

New song (no title)

All is Faster

Waiting for a Better Days

Leaves Behind

Lost Friend

Suic(h)ide

Sweat Folks

Fight Against Pussies

The Biggest Change

Il festival non poteva che terminare con i Deathwood, storica band horror punk di Raiano, in provincia dell’Aquila, formatasi nel 2011. Pilastro del genere in Italia, il gruppo sa sposare le sonorità tipicamente “misfitsiane” con un tocco di hard rock. Inoltre, inserisce nei testi miti e leggende della propria terra, elemento che li rende più unici che rari nel panorama horror punk nazionale e internazionale. La band si è resa protagonista non solo della chiusura del festival, ma anche della colonna sonora del cortometraggio citato in precedenza, firmata con la canzone “Zombiecracy”, uscita nel 2025 all’interno dell’omonimo EP.

All’inizio del live set i ritmi si fanno subito serrati, traducendosi in un misto di punk rock e hardcore punk all’italiana con una forte vena da B-movie, specialmente nel pezzo d’esordio “Freak Family”. Si passa poi a sonorità che richiamano i classici riff cupi dell’horror punk anni ’80 in pieno stile Misfits, evidenti in tracce come “Victim” o “Number 85”. Questo è lo stampo iniziale della band aquilana, che continua a contraddistinguerla anche nelle nuove uscite come “Deathwood” o “Undead World”, anche se i ritmi virano verso un punk rock più diretto, che si discosta dagli anni ’80 per abbracciare le sonorità degli anni ’90. Il live set dei Deathwood è una sorta di “montagna russa” di riff e ritmi che spaziano dal punk anni ’80 al punk anni ’90 di matrice americana (che, a differenza di quella di Final Destination, si rivela decisamente piacevole), dove il filo conduttore resta l’immaginario horror per l’appunto.

Qui si vede che la band macina da anni palchi e sale prove: la loro esperienza si trasforma sul palco in attitudine reale. Altrettanto reale è il legame con la propria terra. Il messaggio che i ragazzi cercano di trasmettere, riuscendoci in maniera magistrale, è quello di trasformare in musica leggende popolari, maledizioni e credenze. Allo stesso tempo, usano l’horror come strumento per criticare una società e un sistema piatti e privi di stimoli. Questo concetto emerge chiaramente in “Zombiecracy”, che insieme a “Straitjacket” chiude il live set del quartetto, prima dell’immancabile cover di “Die Die My Darling” dei Misfits.

Tracklist Deathwood:

Freak Family

Ghosts

Losing Hands

Number 85

Victim

Deathwood

The Legend is True

Memories

Horror Movie Why

Undead World

Zombiecracy

Straitjacket

Die Die My Darling (Misfits cover)

 

Luca “Frankie” Luzi