Napoli, 28 agosto 2026. Il mio papà compie i suoi begli anni e un lauto e festoso pranzo saluta l’evento. Giornata di festa nel privato che si completa con una scappata a Napoli, all’Arena Flegrea, dove in scena ci sono i Litfiba.
Anche loro festeggiano un anniversario: “17 Re”. Album del 1986 e parte della Trilogia del potere, formata da “Desaparecido”, debut album del 1985, appunto “17 Re” e “Litfiba 3”, del 1988. La band rock fiorentina riporta sui palchi l’album quarant’anni dopo e, al contempo, le basi ideologiche della Trilogia, che abbozza una propria disamina sul potere e sulla ribellione come reazione per ottenere libertà.
Sul palco i Litfiba storici: oltre al totem Piero Pelù, il frontman nato nel 1962, la personalità, «quello che puzza de omo», come lo ebbe a definirlo una mia amica, c’è il buon Ghigo Renzulli, chitarrista del 1953; il batterista Luca Martelli, nel giro dei Litfiba da qualche anno; l’abile e determinante Antonio “il Marchese” Aiazzi, tastierista nato nel 1958; e infine quella sorta di divinità che ha prodotto un culto sia tra i fan sia tra musicisti di tutta Italia: Gianni Maroccolo, bassista nato nel 1960 e anche autore, arrangiatore, nonché Virgilio discografico dei CCCP e dei CSI, ma non solo.
Scenografia concentrata sulle luci: questa la vera scenografia, completata dallo sfondo con la copertina del singolo “17 Re” e, davanti, ai due lati del palco, da due pezzi degli scacchi raffiguranti il Re. La band è schierata con il batterista arretrato, basso e chitarra davanti ai rispettivi lati, tastiere alle spalle, mentre tra le due coppie campeggia il microfono di Pelù.
Dunque, niente trucchi e spazio alla sola musica.
Per almeno metà del concerto avrei un appunto sulla resa sonora: il basso è rimasto ben offuscato dalla chitarra, a tratti troppo alta, e perfino dalle uscite delle tastiere. La batteria sembrava ovattata, non proprio a tiro. Tutto è andato meglio nella seconda parte.
Con una scaletta occupata quasi interamente dalle canzoni di “17 Re” – indicata in fondo – la band ha ripiegato su pochi classici nell’immancabile bis. I Litfiba hanno eseguito tutto con lucidità e pulizia, per uno spettacolo che ha soddisfatto chiunque. Il pubblico andava dai ventenni, e anche meno, fino agli ultrasessantenni, con la scaletta che si è insinuata nell’anima dei presenti lasciandoli estasiati.
Due file davanti c’era una ragazzina che probabilmente arrivava a malapena a tredici anni e ha cantato ogni singola parola delle canzoni, dall’iniziale “17 Re” fino alla conclusiva “Cangaceiro”. Quando dicono che il rock è senza tempo, significa questo.
Piero Pelù ha tenuto i suoi sermoni con il suo tipico carisma. Si può essere d’accordo con lui oppure no, ma c’è autenticità in questa costante puntura alla società e alla politica. Non è un tratto che ha acquisito di recente: bensì accompagna la sua figura artistica da decenni e, anche stavolta, lo ha esplicitato più volte, insistendo sul dovere di prendere posizione e di esprimere con coraggio le proprie idee. Semmai, è la tendenza a intrecciare politica, storia e ideologia a rendere alcuni passaggi simili a un’insalata di argomenti.
Pelù, che si è esibito con delle grosse cuffie a coprirgli le orecchie a causa di un acufene permanente e incurabile, per alcuni brani ha usato il suo spazio per svelarne o sottolinearne la genesi. Questi momenti sono stati molto più stuzzicanti della coerenza di alcuni discorsi.
Singolare quando Pelù ha tirato fuori il Tricolore, definendolo la bandiera del nostro Paese libera dal Fascismo. Rifletteva che «noi non siamo mai troppo patriottici» e, una volta finito il suo sermone, dietro di me qualcuno ha urlato: «e adesso togli di mezzo questa pezza». Frase ovviamente tradotta! Che giornata di festa!
(Alberto Vitale, con l’apporto di Vito Lupo Dystopian Hope Music)
Setlist:
Febbre (intro stumentale)
17 Re
Come Un Dio
Oro Nero
Sulla Terra
Vendetta
Ferito
Apapaia
Ballata
Re Del Silenzio
Pierrot e La Luna
Univers
Tango
Cafè, Mexcal e Rosita
Gira Nel Mio Cerchio
Cane
Resta
–
–
Il Vento
Istanbul
Santiago
Eroi Nel Vento
La Preda
Tex
Cangaceiro





