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EWIGKEIT – “Cosmic Man”

by on Ott.07, 2017, under ALBUM, E

(Svart Records) Un album strano. Stranissimo. Intanto le premesse: questi Ewigkeit sono una black metal band inglese morta e defunta 10 anni fa, dopo essere esistita dal 1994 per mano di Mr. Fog (James Fogarty), personaggio che -tra le altre cose- ha contribuito con vigore all’ultimo degli In The Woods… Gli Ewigkeit finirono di esistere per non so quale disaccordo di James con il metal ed il mercato ad esso connesso. Quindi la prima stranezza è proprio relativa alla necessità del ritorno di questo moniker, considerando che l’artista è anche impegnato in altre bands. L’altra stranezza è che questo album di black metal non c’ha assolutamente nulla, tranne forse 30 secondi della prima canzone (dopo un lungo intro). Ma ciononostante non si tratta di un album spiacevole… semplicemente spiazzante, per il semplice fatto che integra così tanti stili ed idee da essere veramente fuorviante… tanto da sembrare più una compilation di una etichetta con canzoni di vari artisti, che l’album di una band, anzi di una sola persona. “Cold Souls” è un po’ black, un po’ metal classico, con -ovviamente- un cambio di voce da growl a rock/metal; l’idea è perversa, ma dopotutto non suona male ed il brano si fa ascoltare con piacere. “Death Is the Portal” è un po’ influenzato dal thrash ed un po’ dall’heavy metal… con idee di tastiere carine. “Neon Ghoul Ride” inizia con un salto indietro nel tempo tra gli organi settantiani, per poi evolvere su un heavy vagamente oscuro e di matrice moderna… un po’ come il valido strumentale “Space Horse”. Se le cose sembrano stabilizzarsi, arriva “Thief in the Sky” a sconvolgere tutto… con un rock remotissimamente dark wave, ma con elementi che spaziano dal metal all’ambient. Metallo con idee prog su “Time Travelling Medicine Man”, ipnotica e bellissima “Back to Beyond”… nuova versione del brano comparso nell’omonimo album del 2013. Per concludere… e tanto per non smentirsi, c’è anche la cover: se alla fine di “Back To Beyond” c’era quella di Burzum (“Det Som Engang Var”) qui andiamo dritti su un classico dei classici con “2 Minutes to Midnight” degli Iron Maiden… brano ben fatto, con tastiere ben collocate… peccato che James non lo possa cantare degnamente. Cover a parte il disco non è male. Non è sicuramente l’oggetto del desiderio, sia chiaro, ma merita un ascolto, specialmente per le ottime capacità compositive dell’artista.

(Luca Zakk) Voto: 6/10

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