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CIVIC SOMA – “Hybris”

by on Gen.10, 2019, under ALBUM, C

(Boersma Records) Quante cazzate! Da qualche parte sulla cartella stampa c’è scritto ‘Psychedelic Rock’. O anche ‘Progressive Rock’… ma, credetemi, nessuna di queste due definizioni si avvicina all’assolutezza e alla genialità di questa band di Amburgo. Le due definizioni sono quelle tipiche definizioni da affibbiare ad una band della quale non ci si capisce un’assoluta… niente! Io stesso, nei primi 3-4 ascolti distratti, faticavo a capire di che cosa si trattasse: non percepivo un genere ben definito, non capivo se la voce era di un cantante o di una cantante. Non ci vedevo una forma completa. Fino a quando qualche meravigliosa linea di basso è emersa, oppure delle keys assurdamente interessanti, sopra ad un drumming contorto ed una chitarra creativa mi hanno imprigionato la testa tra le cuffie, imponendomi un ascolto attento nel quale mi sarei comunque impegnato. I Civic Soma sono ‘solo’ al debutto… ma questo disco è una cosa pazzesca! Dalle definizioni di cui sopra possiamo salvare senza dubbio ‘rock’, ma l’aggettivo che più si addice è ‘teatrale’, che poi questo contenga un ventaglio di altre sfaccettature stilistiche -prog, psycho, fusion, blues, jazz e pure electronica, poco importa. Sembra quasi che i Civic Soma scrivano, interpretino e registrino un grande film… e su questo film contorto e deviato ci mettono sopra una colonna sonora che supera artisticamente il capolavoro da oscar su pellicola! Un concept album che parla di due guerrieri opponenti, i quali si sfidano e nella lotta si fondono tra loro diventando un unico dio: tematica che si riversa sulla musica in quanto c’è davvero una costante battaglia nel reparto sonoro, una guerra furibonda nella quale riff ricercati affrontano un cantato superlativo, mentre linee di basso sensualmente creative incalzano da dietro spinte da un drumming apocalittico ed un teatrale lavoro di tastiere, effetti e suoni aggiunti. Funk? C’è. Jazz? Pure. Blues? Quanto ne volete. Elettronica? Senza dubbio. Rock? Si, tanto, tantissimo, a tratti anche pesante. Assoli? A sazietà, pienissimi di melodia… sfiorando con prepotenza livelli virtuosi. Il cantante è una potenza paurosa… quasi indescrivibile, comunque una voce acuta, portentosa, travolgente… un ibrido soprannaturale tra Robert Plant e Andre Matos… con un altro caleidoscopio di varianti tonali pazzesche. Album complesso… album contorto. Non ci avete capito molto, vero? Ricominciamo da ‘Psychedelic Rock’ o ‘Progressive Rock’. Ora aprite la mente e lasciatevi andare…

(Luca Zakk) Voto: 10/10

Attenzione / Warning

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