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U.D.O. – “Steelhammer”

by on Mag.29, 2013, under ALBUM, U

copudo3(AFM/Audioglobe) Allora, sia chiaro: qui nessuno ha intenzione di bocciare gli U.D.O., è una cosa che nessuno si deve permettere di fare. Mai. Sono in procinto di andare in Germania ad un festival essenzialmente per vedere il folletto del metal. Però a tutti può capitare un momento di stanchezza, no? Probabile che sia intervenuto anche il forzato abbandono (per motivi di salute) del guitarist di lunga data Stephan Kaufmann. Diciamo che la band ci aveva abituato a uno standard da 7,5, o anche 8, almeno a partire da “Mission n. X” (il che significa per 8 anni e per 4 dischi, esclusi live e compilation), e questo “Steelhammer” è un minimo sotto le attese. Tutto qua, succede a tutti, da quando è successo ai Virgin Steele sono estremamente possibilista. Qualche brano un po’ meno ispirato, uno che magari ricorda troppo una vecchia canzone… e le quotazioni possono calare. Resta il fatto che un album come “Steelhammer” la maggior parte delle band di heavy metal del globo se lo possono sognare, quindi prendiamolo per quello che è, un episodio interlocutorio con qualche filler di troppo. La titletrack, con cui comincia questo disco di poco più di un’ora, è il tipico brano alla U.D.O.: graffiante, classico, di sostanza. Cori pesanti in “Metal Machine”, mentre “Basta ya” (titolo orrendo) è cantata in spagnolo… scappa sicuramente qualche risolino qui e lì nel sentire il rude Dirkschneider esprimersi nella melodica lingua iberica, ma il pezzo non è niente male. Strano intermezzo pianistico con “Heavy Rain”, poi “King of Mean” alza il tiro con melodie più serie e epicheggianti, mentre “Never cross my Way” è uno di quei pezzi più leggeri, vagamente al confine con l’hard rock, nei quali Udo si esprime in cantato pulito e melodico. “Timekeeper” è un’altra classica bordata secondo il perfetto stile U.D.O, mentre la chiusura, “Book of Faith”, è un riuscito divertissement che passa da toni bossa nova a escursioni southern fino a toni eighties impreziositi da spunti sinfonici. Il disco di U.D.O. che mi convince di meno da dieci anni a questa parte, ma non brutto né scontato: sono io che, ben abituato, mi aspettavo di più.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

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