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VIRGIN STEELE – “Visions of Eden” (Reissue)

by on Feb.13, 2017, under ALBUM, V

(Steamhammer) Ricordo bene quando uscì “Visions of Eden”, nel 2006: fu il momento in cui gli amici che seguivano la scena si divisero fra coloro che ancora sostenevano DeFeis, e coloro che ne annunciavano la decadenza artistica. Fu molto difficile prendere parte: da una parte “Visions” mi sembrava inferiore (ma non era difficile che fosse così) ai due “Atreus” che lo avevano preceduto; dall’altra, il disco mi sembrava funzionare per più di metà, con un paio di brani che ancora oggi ritengo eccezionali (almeno “Angel of Death” e “Immortal I stand”), e qualche caduta di tono che però non rovinava la media delle composizioni (nota a margine: se avessi saputo che nel 2010 ci aspettava il terribile “Black Light Bacchanalia”, avrei idolatrato “Visions” fino alla follia, ma non ho doti di preveggenza…). Ricordo che, per il portale per cui scrivevo all’epoca, mi risolsi per un 7 politico che non significava niente, ma come tutti gli altri, questo sì, lamentai le deficienze della produzione. Undici anni dopo, la Steamhammer risolve almeno questo problema, presentando una nuova edizione in 2cd, il primo remixato ex novo, e il secondo remasterizzato dai vecchi nastri. Il remix effettivamente risolve alcuni dei problemi della versione precedente: provate ad ascoltare la opener “Immortal I stand (The Birth of Adam)”. La batteria è più viva, la voce di David assume una forma più vibrante, e anche le chitarre, che io stesso avevo giudicato all’epoca troppo ‘zanzarose’, hanno perso (almeno in parte) questo aspetto in favore di un sound leggermente più corposo. Il tutto è più ‘sparato’, ma anche più pulito: insomma, per quel che mi riguarda il restyling è riuscito. Provate anche con “Angel of Death”: i solenni passaggi epici hanno adesso una tridimensionalità quasi palpabile. E che dire di “Childslayer”, diventata una tempesta di power metal? La titletrack conclusiva mi sembra quasi un altro brano, tutti i suoni sono nitidi e distinguibili. Alla luce di questa buona riuscita, il secondo cd finisce per non avere alcun senso, e suona spento come l’originale (o almeno non può reggere il confronto con il nuovo mix). Insomma, il primo cd del package (e solo lui) è una seconda chance che DeFeis offre a questo disco controverso: a mio giudizio vale la pena di ascoltare le nuove versioni. E magari rivalutare nel complesso un’opera che, ieri come allora, non era così brutta come qualcuno la descriveva.

(René Urkus) Voto: 7,5/10

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