(Metal Blade Records) Otto dannatissimi anni per avere una nuova mostruosità, da una delle death metal band americane più amate. Lee Harrison, batterista, è stato fino a poco tempo fa l’unico membro originario dei Monstrosity. ÈDico “è stato” perché Mark van Erp, bassista (altro…)
(I, Voidhanger Records) Lo split “From The Waters Of Death” raccoglie quattro partecipanti, dei quali tre sono il frutto di altrettante one man band, mentre la restante è un duo. Con almeno due anni di lavorazione alle spalle, questo corposo split curato dalla I, Voidhanger Records racconta il mito mesopotamico di Gilgamesh, il poema epico più antico del mondo. Una narrazione che avviene con toni oscuri, drammatici e a tratti furiosi ma anche con fasi emotivamente contemplative. (altro…)
Di redazione|2026-02-09T11:49:34+01:0009 Febbraio 2026|Categorie: ALBUM, M, O, S|
(Century Media Records) La storia del black metal non può esistere senza di loro. Forse il black metal continua a perseverare, a esistere, solamente per il fatto che questa band esiste ed è in attività, quasi come un leader oscuro, una guida di dannazione spirituale, una torcia di fuoco nero che ogni altra band devota a questo genere deve seguire. Sono quarant’anni di storia, di mistero, di pagine di cronaca, di avvicendamenti nella formazione… forzati o meno. (altro…)
(Nuclear Blast Records) Album intenso e intelligente per i danesi Møl, i quali giungono al terzo full length. Blackgaze, post black e un tocco consistente di modernità, quasi pop: un mix strano, quasi inconcepibile, eppure efficiente e molto potente. Brani laceranti, travolgenti, che parlano di sogni. (altro…)
(Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group) Brillanti, melodici, intensi ma mai troppo heavy: dopotutto il loro territorio è palesemente l’AOR, il Westcoast, con quello sound à la Toto… cosa naturale, visto che gli italiani Mindfields nacquero proprio come tribute band dei Toto, tanto che il moniker stesso richiama l’album della band americana uscito nel 1999. (altro…)
(BLKIIBLK Records) Ci sono due modi per approcciarsi al diciassettesimo album dei Megadeth, lavoro auto intitolato e caratterizzato da una copertina dove prevale il bianco, quasi in contrapposizione agli amici/rivali Metallica, il cui album eponimo è universalmente conosciuto come il ‘Black Album’. Il primo approccio è quello di considerare “Megadeth” semplicemente come l’ultima fatica della band statunitense, con un bilanciamento tra episodi thrash in linea con i precedenti ottimi lavori “Dystopia” e “The Sick, The Dying… And The Dead!” e i mid-tempo tipici degli album degli anni ’90 come “Countdown To Extinction”, “Youthanasia” e “Cryptic Writings”, con qualche richiamo a episodi recenti come “Th1rt3en” e “Super Collider”, bollandolo come un album ben fatto, suonato in maniera impeccabile nel tipico stile dei Megadeth. Il secondo approccio è quello di considerare “Megadeth” come l’epitaffio discografico di una band che, nelle sue varie incarnazioni, ha marchiato in maniera indelebile gli ultimi quarant’anni di storia della musica metal. Una sorta di celebrazione, un greatest hits composto da inediti, dove ogni brano rispecchia una fase della carriera della formazione capitanata dal leggendario Dave Mustaine; ecco che, considerato da questo punto di vista, “Megadeth” assume un significato diverso, diventando il sunto di una storia che si chiude con il finale da brividi di “The Last Note”, dove Mustaine recita le parole ‘I Came, I Ruled… And Now I Disappear’. Dal punto di vista prettamente musicale, l’album presenta episodi thrash, come l’opener “Tipping Point”, che apre il disco esattamente come si era concluso il precedente, tra riff veloci e taglienti, grandissimi assoli e un bellissimo rallentamento centrale. “Let There Be Shred” è una brutale dimostrazione di eccellenza tecnica da parte di Dave e del nuovo chitarrista Teemu Mäntysaari, forse il chitarrista più vicino ai virtuosismi di un certo Marty Friedman che la band abbia avuto, tanto che sono convinto che, se fosse arrivato qualche anno prima, ne avremmo ascoltate delle belle, senza nulla togliere al magnifico lavoro svolto dal predecessore Kiko Loureiro. “I Don’t Care” rispolvera quell’attitudine punk che ha caratterizzato Dave nelle fasi più tossiche, come “So Far, So Good… So What?”, o ancor più su “The Craving”, grande disco purtroppo sottovalutato del progetto M.D.45, una sorta di versione punkeggiante dei Megadeth. “Puppet Parade” richiama i migliori momenti di metà anni ’90, perfetta e riuscitissima via di mezzo tra “Almost Honest” e “Angry Again”, mentre “Made To Kill” suona come una “Take No Prisoners” se fosse stata composta per “Dystopia”, candidandosi a essere uno dei migliori brani dell’album e riportandoci al thrash puro, duro e crudo. “Obey The Call” ricorda in qualche modo “New World Order” per come è costruita: mid-tempo roccioso che richiama l’era di “Youthanasia”, con un’accelerazione thrashy nel finale. “I Am War” è oltremodo ruffiana, richiamando episodi mainstream ma non per questo meno riusciti come “A Secret Place” o “Have Cool, Will Travel”. “The Last Note” è l’apice in quanto a pathos, l’ultima canzone in ordine cronologico scritta da Mustaine ad apparire in un disco dei Megadeth, e già questo fa emozionare un fan devoto come il sottoscritto… Se poi il pezzo è anche un piccolo capolavoro, tra chitarre acustiche, grandi assoli e un testo toccante, allora l’emozione si taglia con il coltello. Un disco che si conclude con “Ride The Lightning”, brano al quale Dave aveva partecipato in fase di composizione, quindi da non considerarsi tanto una cover, quanto la chiusura di un cerchio e un modo di riappacificarsi con un passato per il quale ha sofferto molto dal punto di vista umano, ma dal punto di vista artistico quella rabbia ha permesso la nascita dei leggendari Megadeth. Quarantatré anni di carriera in cui Dave, coadiuvato da svariati sodali, ha sfornato almeno tre capolavori e una manciata di album di grande spessore artistico. Grazie di tutto, Dave Mustaine!
(Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group) Trio al debutto, ma supportato da una manciata di ospiti di altissimo livello (bassisti in primis): i Mayhem Mavericks nascono dalle ceneri degli Alchemy e si sentono più forti che mai nel proporre il loro hard & heavy melodico, a tratti glam o sleaze, ma molto AOR, con un gusto melodico incredibile, chitarre e tastiere sublimi, il tutto dominato da linee vocali perfette e da brani che invitano a cantare, a lasciarsi andare. (altro…)
(Noble Demon) È una crescita costante per questi geni finlandesi del death melodico e malinconico. Il nuovo capitolo vede l’annessione alla Noble Demon, etichetta indipendente, underground e artigianale, sicuramente molto meno famosa e molto più giovane (anche più giovane della band!) rispetto alla precedente, molto più internazionale e globale; tuttavia, la Noble Demon sembra avere una visione a lungo termine molto intelligente, visto che è riuscita ad accasare un gruppo come questo. (altro…)
(Epictural Production) I Mürrmürr hanno pubblicato due EP in totale dopo quattro anni di attività e quest’ultimo intitolato “Katharos” ci arriva dalla Epictural Production del compianto Renaud Jalocka, ovvero Renard come era solito presentarsi e chiamarlo, anche con noi della redazione QUI. La band si presenta con il black metal virato verso una sua declinazione (altro…)
(Antiq Label) Il concetto teorico attorno alla musica della band creata da Kval nel 2021, ruota attorno a figure del pensiero occidentale scolpite nel tempo. Dopo l’album “Souveraineté radiale” del 2023 che tira in causa pensatori tra i quali il poeta Ovidio, i Morte France ricalcano ora concetti di Ernst Jünger, Hermann Hesse, Jean Cau, David Engel per (altro…)
(Graviton Music Services) Sono passati otto anni da “Infinitum” e per tanto sono cambiate delle cose in seno alla band olandese. Mutano le cose nel tempo e anche il sound dei Magnacult ha effettivamente traslato il significato della sua essenza. Resta confermata la capacità della band di agganciarsi a certi apetti, generi precisi, esprimendoli attraverso un suonare (altro…)
(Rope or Guillotine / La Harelle / Arsenic Solaris / Chien Noir) Malemort è un progetto doom francese nato nel 2015 con elementi provenienti da, oppure con una partecipazione in, band come Ataraxie, Sordide, Monarch e altri ancora. Formano un trio che ha già inciso un album e mostrano sonorità piuttosto elementari del suddetto genere. In circa diciotto minuti la (altro…)
(Massacre Records) Amano prendersela comoda i tedeschi My Darkest Hate, considerando che gli ultimi tre dei totali sei album finora pubblicati sono usciti in quasi un ventennio, mentre il penultimo “Anger Temple” risale a ben nove anni fa. (altro…)
(autoproduzione) Quando l’immagine raffigurata su una copertina, riesce a descrivere pienamente il senso della musica che rappresenta. Originari dell’Emilia Romagna, questo trio cosmico, appunto i tre totem della copertina, uno per ogni musicista della band. Sono sorvolati da un disco volante che atterra con una registrazione contenente cinque pezzi di heavy-psych-fuzz (altro…)
(Les Acteurs de L’Ombre Productions) Celebrano il quindicesimo anno di attività con il terzo album i francesi Malepeste, prendendosela un po’ comoda, visto che i precedenti lavori risalgono a ben dieci e dodici anni or sono. (altro…)
(Naturmacht Productions) Veloce e degnamente melodico lo stile di Miasmata, vessillo creato in Nuova Zelanda da Mike Wilson che ne gestisce ogni aspetto. “Subterrania” è un avvicinare al black-death metal, influenze di stampo heavy, speed e thrash metal. Ogni composizione ha il suo peculiare marchio di fabbrica melodico, con la tendenza dunque a (altro…)
(ROAR) I tedeschi Mystic Circle, tra scioglimenti e ricongiungimenti (l’ultimo nel 2021), sono in giro dal 1992, con il nucleo composto da Aaarrrgon e Graf von Beelzebub ancora solido, irremovibile, in piena forma. (altro…)
(BMG) La creatura di Wolfgang, figlio di Eddie Van Halen, continua il suo bellissimo percorso, giungendo a un ottimo terzo album: dieci brani frizzanti, moderni, intensi, veramente coinvolgenti fin dal primo ascolto. Certo, stiamo parlando di un figlio d’arte, ma questo ragazzo – dopo la parentesi nella band del padre – ha iniziato a camminare per conto suo, reinventandosi cantautore, suonando tutto da solo e realizzando musica molto bella, molto personale, senza assolutamente cercare la prevedibile similitudine con il pesante background della sua famiglia. (altro…)
(Spinda Records / Stolen Body Records) Camille Goellaen Duvivier, organo e voce, Colin Goellaen Duvivier, batteria e voce, sono sorella e fratello con entrambi la passione dell’hard rock e il prog di decenni fa. “Deux”, cioè due, come gli album pubblicati e come i musicisti che formano appunto il duo francese. I Duvivier sommano la loro (altro…)
(Heavy Psych Sounds) Quando il nome dell’etichetta già descrive perfettamente il sound dell’album pubblicato! Gli argentini Mephistofeles sono in giro da più di un decennio, sono devoti a sonorità psichedeliche, drone, stoner e doom, e non sembrano fregarsene di nulla, quasi vivendo nella loro nebulosa fatta di trip e miasmi stupefacenti. In curriculum vantano ben quattro dischi, l’ultimo dei quali “Violent Theatre” uscito nel 2022 via Helter Skelter Productions / Regain Records. (altro…)
(Apollon Records) A molti questa band potrà risultare sconosciuta, ma in realtà è in circolazione da tre decenni, con ben sette album pubblicati. L’ultimo di questi – quello qui in esame – porta un titolo ispirato al poeta, scrittore e drammaturgo gallese Dylan Thomas (1914-1953): una visione un po’ pessimistica, seppur ineluttabile, di ciò che è inevitabile, ovvero la fine, la morte. (altro…)
(earMusic) È un album meno luminoso, più tetro e in un certo senso più grezzo, più diretto, questo “Don’t Sell Your Soul”, se lo vogliamo comparare ad esempio agli ultimi due lavori “Immortal” e “Universal”. Chitarra sublime come di consueto, riff granitici, irremovibili, tuonanti, mentre il microfono è condiviso tra Erik Grönwall, Robin McAuley, Dimitri “Lia” Liapakis e Michael Voss. Tre quarti d’ora, undici brani, undici chicche di hard & heavy pregiato. (altro…)
(Avantgarde Music) Gli australiani Mesarthim sono diventati una band di culto, con il loro prolifico decennio di attività durante il quale hanno pubblicato ben sei album, oltre ai vari EP. (altro…)
(Massacre Records) Decimo anno e secondo album per i bavaresi Maahes. Potenti, cathcy, oscuri, travolgenti, molto orchestrali e decisamente feroci, offrono un disco corposo il quale con le bonus track supera l’ora di durata, senza comunque mai risultare ripetitivo o ridondante. (altro…)
(BATTLESK’RS Productions) In oltre vent’anni i blacksters francesi Malhkebre hanno forgiato due dischi (nel 2014 e nel 2019), oltre a vari EP, split e demo. Per questo ormai morente 2025, la scelta è ancora EP, due brani, poco meno di un quarto d’ora, ma tanta energia, una potenza evocativa unica, incisiva, identificativa. (altro…)
(Xtreem Music) Secondo album per Mortal Scepter, formazione francese nata nel 2012, con all’attivo un EP dal titolo “As Time Sharpens The Sentence”, uscito nel 2015 ed il debut album “Where Light Suffocates” del 2019. Un ritorno a dir poco esaltante per una band che sa come essere credibile e al passo con i tempi pur proponendo un thrash/death che più old school non si può, grazie anche ad una produzione che si adatta perfettamente alle sonorità proposte, conferendo allo stesso tempo un sound ‘croccante’ e ruvido, senza per questo suonare come se fosse stato ottenuto in uno scantinato. (altro…)
Di redazione666|2025-09-09T17:05:09+02:0010 Settembre 2025|Categorie: ALBUM, M|
(Go Down Records) Trasuda energia da vendere “The Future Is Now”, nuova fatica per i marchigiani Mad Dogs, fautori di un garage rock dalle forti tinte punk senza fronzoli, caldo, viscerale e diretto, sulla scia di realtà come Hellacopters e Gluecifer, ma con una carica passionale ed emotiva che rende il sound della band unico ed emozionante, quanto aggressivo e sfrontato. (altro…)
(BMG) Partiamo dalla dichiarazione: “Le leggende del rock Mötley Crüe, hanno annunciato l’uscita di ‘From The Beginning’, una nuovissima raccolta di singoli in arrivo il 12 settembre 2025 tramite BMG. Lo stesso giorno in cui i leggendari rocker daranno il via alla loro attesissima residency di 10 concerti al Dolby Live at Park MGM di Las Vegas, NV’. (altro…)
(Nuclear Blast Records) Secondo album per gli australiani Mélancolia, i quali stanno guadagnando notorietà internazionale grazie al loro metal estremo, tra il nu-metal e il death core, dove furia letale e ricercatezza del suono si fondono per dare origine a musica impattante e travolgente. (altro…)
(ROAR) Senza girarci troppo attorno, ritengo che con “Rise Of The Ruler” i Mob Rules abbiano partorito il miglior album della loro carriera, senza temere alcuna smentita; (altro…)
(ROAR) Sono passati tre anni da “Planet Metalhead”, album che segnava il ritorno degli olandesi Martyr dopo sei anni di silenzio discografico, mettendo in mostra una band in forma smagliante ed in grado di essere al passo con i tempi e legata alla tradizione del metal classico allo stesso tempo. La formazione di Utrecht si è sempre distinta per l’alta qualità delle sue (esigue) uscite, guadagnandosi il rispetto di formazioni blasonate come Trivium, Flotsam & Jetsam, Saxon e Raven, con le quali hanno condiviso più volte i palchi di Europa e Giappone. (altro…)
(Season Of Mist) L’intento dei Mawiza è di riunire nel proprio suonare la cultura delle proprie origini, ovvero quella dei Mapuche, un popolo stanziato in Cile e Argentina, nella zona della Patagonia. Le (altro…)
(H-Music) Dopo quindici anni di carriera e tre album, gli ungheresi Meteora se ne escono un EP, il quale un po’ rompe il silenzio che imperversa dal 2022, un po’ ricorda a tutti l’energia di questo symphonic metal nel quale l’immancabile voce femminile è spesso affiancata da voci maschili, sia growl che clean, cosa che viene subito egregiamente messa in evidenza dalla title track posta in apertura. (altro…)
(Masked Dead Records / Sulphur Music) Matteo Balzarini ha pubblicato un album come Marea lo scorso anno e intitolandolo “The Silence of Rust”. “Adrift” è un EP contenente tre brani non del tutto omogenei in fatto di stile. “Useless” infatti rispecchia l’anima (altro…)