(Avantgarde Music) Non smettono di stupire gli Aborym, band tra le più geniali e in continua evoluzione dell’intero panorama estremo, termine che, nel loro caso, va oltre il metal. Una carriera partita con un black metal disturbante e fortemente contaminato da scariche industrial, caratterizzato dagli album “Kali Yuga Bizarre”, “Fire Walk With Us” e “With No Human Intervention”, tuttora considerati picchi inarrivabili, prima di una lenta ma inesorabile mutazione stilistica che ha portato Fabban e soci su territori dominati da synth e sample, una sorta di versione ulteriormente malata di Nine Inch Nails e Marilyn Manson nel meraviglioso “Shifting.negative” e nell’altrettanto sorprendente e spiazzante “Hostile”. Dopo questi repentini e numerosi cambi di pelle, tutto mi sarei potuto aspettare fuorché un riavvicinamento così smaccato alle radici black metal delle origini, al punto che l’attuale line-up include il batterista Atum e il chitarrista Munholy, entrambi membri, insieme a Fabban, dei truculenti Malfeitor. Un ritorno sui propri passi che è comunque solo parziale, visto che la parola ripetitività è bandita in casa Aborym. Se è vero che chitarra, basso e batteria hanno preso nuovamente il sopravvento sui sintetizzatori, è altrettanto vero che il black ora proposto è ben lungi dall’essere una sorta di ‘operazione nostalgia’, mettendo invece in mostra una freschezza compositiva e una modernità a livello di produzione da fare invidia alle ultime uscite di realtà internazionali come Mayhem. Uno stato di grazia che si respira già dalla title track, veloce, efferata e brutale, ma con una parte centrale melodica, dove fanno capolino anche pregevoli assoli di chitarra. “Enshrined In Putrefaction” è un’esplosione di violenza nichilista, stemperata da un beat industrial che lancia un finale oltremodo furioso, mentre “The Afterlife” è gelida, quasi marziale e claustrofobica, con un sample finale alquanto inquietante. Più canonicamente black “Satiate With My Sperm”, dalle chitarre vagamente thrash, e “The Crescendo Of Demise”, ricca di dissonanze e voci salmodianti che duettano con lo scream di Fabban. La presenza di synth e campionamenti vari domina e crea atmosfere lugubri in “Altar Of The Lacerated”, atmosfere che prendono totalmente il sopravvento nella conclusiva e completamente elettronica “Voci Notturne”. Ricca anche la lista di ospiti, tra i quali figurano Patrick Mameli dei Pestilence, Tommy Talamanca dei Sadist e Chris Cannella, già con Deicide e Malevolent Creation, che contribuiscono a riportare il nome Aborym alle radici old school, senza per questo arrestarne lo spirito evolutivo.

(Matteo Piotto) Voto: 8/10