(Easy Action Records) “Arise!” e “Monolith”, ecco i pilastri sui quali gli inglesi Amebix fondarono la propria reputazione. Le icone del crust punk hanno entusiasmato fans e addetti ai lavori, nell’annunciare la volontà di ritornare a suonare insieme. I primi segnali si erano avuti già nel 2008, ma ora “Sonic Mass” sancisce il loro ritorno. Dopo oltre due decenni pensare che una band fondamentale nello sviluppo del crust punk -forse più di quanto si dica, ma questo è un commento a margine- riesca a dire altro è arduo. Qui non si vuole partire prevenuti e la musica di “Sonic Mass” è l’unico aspetto da valutare. Quasi 44’ e dieci pezzi, con suoni poderosi ma ampiamente puliti e lucidati. Dieci pezzi a metà tra il ricordo di un fulgido passato e la proposta di modelli contemporanei, e quindi fuori tema rispetto al sound storico della band. La modernità è anche determinata dalla presenza del drummer Roy Mayorga -ex Nausea, Soulfly, Sepultura, ma già a lavoro con gli Amebix da qualche tempo-, conseguentemente il sound appare meno genuino e incline a dilagare in sonorità altrui o improprie, vedi “God of the Grain” e “The Messenger” i quali sono qualcosa tra l’industrial e il crossover. “Knights of the Back Sun” non è assolutamente da loro, troppo da hit! Non è da loro nemmeno “The Visitation” e “Here Come the Wolf”, troppo indulgenti al post-punk e al modern metal. “Days”, una semplice intro, porta gli Amebix a citare se stessi, un vezzo comune a tanti. Le cose migliori le mostrano nella marziale “The One”, nel viaggio spirituale della prima parte di “Sonic Mass” e nell’ottima e apocalittica seconda parte, e in “Shield Wall” tutto sommato un brano abbastanza celebrativo. Chi ascolta “Sonic Mass” non deve aspettarsi il sound anni ’80 e nemmeno ciò che ha fatto apprezzare gli Amebix. E’ un ritorno comunque gradito, ma non esaltante.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10