
(Terratur Possessions) Debuttano gli olandesi Nachtheem. Il moniker significa qualcosa come “la casa nella notte”, mentre il titolo del disco spiega tutto: ‘L’illusione del vuoto’. La musica, oscura, aggressiva e tuttavia catchy e coinvolgente, descrive un mondo soporifero, annoiato, caratterizzato da un vuoto lacerante che simboleggia l’evitare una verità profonda, sviluppando nei suoi confronti una sorta di avversione deviata. Cinque brani: linee melodiche rocambolesche, a tratti prevedibili ma spesso così avvincenti da generare un feeling di familiarità, un concetto artistico allineato con i pensieri dell’ascoltatore, quasi una sua estensione concettuale e mentale. I mid tempo spuntano come funghi, caldi come le fiamme dell’inferno… e al contempo freddi come il cosmo. Subito potente e travolgente “Geen vuur in gods hallen”; più profonda e introspettiva, con remoti segni di DSBM, “ Verdoemd door de tijd”. I tempi lenti di “Het duister verdeeld” risultano penetranti. Folklore di origine medievale con il lungo intro corale di “De ontwaking”, prima dell’imponente e conclusiva title track, capace di sferzare l’etere con un black metal più graffiante, più demoniaco, più bestiale, nonostante la genialità dei synth, capaci di rendere il tutto più epico, più leggendario. “Waan van de Leegte” non innova, non vuole innovare. Tuttavia trasuda energia, emana passione, diffonde devastazione, celebrando con grandezza e onore un black metal dannatamente vero, maledettamente puro, diabolicamente schietto.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




