
(Supernatural Cat) Nel 2023 fu “Gem” a stupire, poi venne il favoloso “Live at Chiesa Armena” dell’anno scorso… che forse ha ispirato la band, visto che questo nuovo “Inhabit” nasce da sessioni live in sala prove, una presa diretta che trasmette tutta l’emozione degli artisti. Otto brani dai lineamenti sfumati, eterei, un po’ come i concetti esplorati dal disco, ovvero un miscuglio non identificabile di esistenza fisica e psichica, con una connessione tra il minimalismo dell’essere carnale e la vastità dell’infinito cosmico. Otto brani, poco più di quaranta minuti di estasi, di emozione spirituale, di sogno. La title track trasporta lontano, verso terre sconosciute, mondi inesplorati, “Gift from the Fog” ipnotizza, conduce verso i meandri più reconditi del proprio io, mentre “Silence Dances” stupisce, accompagnando dolcemente da una dimensione dreamgaze a qualcosa di più pesante, più remotamente doom, quasi drone. Delicata e malinconica “Desert of Sense”, con un crescendo imponente celebrato dalle chitarre distorte che prendono il controllo dell’etere con moderata rabbia, con decisione, accompagnando verso “Vertico”, il brano più lungo del disco, un brano con suoni esotici, un incedere che rapisce, che ammalia, che seduce, con la performance di Giulia che raggiunge picchi di meraviglia. “Dong-Dee” e “The Future Past”, già apparse (in versione leggermente diversa) su “Live at Chiesa Armena”, sono pura magia, pura eccitante suggestione, mentre si rivela molto interessante “Trickster”, il pezzo più rock del lotto, che evidenzia una superlativa capacità creativa e di modellazione degli arrangiamenti. “Inhabit” non va solamente ascoltato. Va sentito. Va percepito. Esige il nostro tempo, la nostra attenzione, la nostra spiritualità, ogni parte di noi, tutta la nostra esistenza.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




