
(Prophecy Productions) Quarto album per questa formazione bielorussa capitanata dalla misteriosa Nokt (Katsiaryna Mankevich), il secondo in casa Prophecy Productions, label che seppe vedere oltre pubblicando il precedente “The Land under the Black Wings: Blood (Зямля Пад Чорнымі Крыламі: Кроў)”, intuendo le grandi capacità di questa band originaria di Minsk ma ormai rilocata in Polonia, non per scelta ma, apparentemente, per ragioni politiche, in quanto sembra che il regime di Lukashenko (primo e unico presidente della Bielorussia, noto anche come l’ultimo dittatore d’Europa) faccia di tutto per censurare e reprimere la loro arte. Il percorso evolutivo dello stile continua: siamo sempre in profondi ambiti black e post-black, ma il gruppo si prende ogni libertà stilistica possibile, invadendo il doom, gli ambiti teatrali e corali, sfiorando il folk, sorridendo al goth, il tutto con un tocco sia atmosferico sia, perfino, elettronico. Il disco è sostanzialmente un concept descritto come “etnoastronomia bielorussa”, in quanto, nelle leggende di quelle terre, il cielo stellato si lega ai viaggi e anche alla vita dopo la morte, concetti in qualche modo connessi all’autoesilio al quale i musicisti si sono sottoposti; non a caso il titolo “Vyraj” pare faccia riferimento a un regno mitico verso il quale gli uccelli migrano per l’inverno, ma anche al luogo dove le anime dei defunti trovano il tanto ambito riposo eterno. Black metal di base, impetuose aperture corali, deliziose divagazioni melodiche, suggestioni di matrice symphonic black, cori tribali dall’energetica forza folkloristica, come dimostrano piccoli capolavori quali “Bu Samoje”. Alcuni brani hanno un tocco rituale e spirituale: “The Boat of Despair” ne è un esempio; altri sconfinano apertamente in ambiti teatrali, spesso collocabili ben oltre la semplice canzone, cosa che “Return My Coffin Home”, posta in chiusura, conferma pienamente. Introspettiva e con un’anima goth “Niama Darohi”, incisiva e suggestiva “Zory”. Con una copertina che riprende le Perseidi nel cielo visibile dal villaggio d’origine della cantante, “Vyraj” è un caleidoscopio sonoro dai colori infiniti, dalle ombre infinite, dalle infinite tonalità di grigio, il tutto per dipingere con stile una bellezza destabilizzante tradotta in musica affascinante, coinvolgente, capace di stupire, di sconvolgere, di spaventare. Di eccitare.
(Luca Zakk) Voto: 9,5/10




