(Silver Lining Music) Sembra impossibile, ma sono passati già quasi dieci anni dal precedente album dei leggendari Europe, quell’ottimo “Walk The Earth” del 2017. Nel frattempo la band svedese non ha mai evitato i palcoscenici, esibendosi un po’ ovunque in tutto il mondo (sono passati per l’Italia questa estate e ci torneranno questo autunno). “Come This Madness”, con questo titolo così dannatamente attuale, conferma che i cinque ragazzi non sono affatto stanchi, non manca loro la creatività, anzi, e nemmeno il gusto per dar forma a canzoni rock potenti, adulte, intelligenti e dannatamente heavy. Sì, perché si tratta di una band famosa per l’intramontabile fase ‘pop’ ottantiana, tanto che a un loro recente concerto sentivo commenti di spettatori occasionali e/o nostalgici che non conoscevano più della metà dei brani in scaletta. La verità è che gli Europe sono dopotutto una band heavy metal, tanto che pure “The Final Countdown” sarebbe un disco heavy se avesse goduto di una produzione non in linea con le mode dell’epoca (produzione che consacrò la band, rendendola famosa a livello planetario). Ma nel 2026, con oltre quarant’anni di storia, loro si possono permettere di fare un po’ quel che gli pare, con libertà, fantasia e passione, tutte componenti fortemente presenti in questo fresco lavoro in studio. “One on One” è epica, è melodica, è granitica: un basso pazzesco, quelle keys inserite sempre nel momento giusto, quel sound così Europe, così identificativo, esaltato dall’incredibile voce di Joey Tempest. Micidiale “The Cult of Ignorance”: dietro una maschera un po’ ruffiana si cela un brano incazzato, ribelle, provocante e stuzzicante… con un ritornello favolosamente contagioso. La title track è pazzesca: seducente ma pungente, ricca di arrangiamenti ricercati che convergono in un refrain liberatorio, scatenato, volutamente sofferto, conducendo verso quella parentesi intima, riflessiva. “This Time of Year” è una ballad di quelle che solo gli Europe sanno fare, un brano nel quale Mic Michaeli ricorda a tutti come si suonano tastiere e piano… dettaglio ampiamente diffuso in tutti i brani di questo nuovo disco. Un motivo indovinato domina “In a Different World”, un pezzo nel quale gli Europe vanno oltre il rock, verso il blues, strizzando l’occhio al jazz, pur rimanendo pesanti. È vasto il suono di “Scandinavian Eyes”, graffiante “The Angels Must Have Flown”, c’è un incredibile feeling ottantiano su “The Devil’s Back”, malinconica la conclusiva “Nothing Can Follow This”. Facciamo un gioco: provate ad ascoltare il loro primo disco omonimo. Riconoscete immediatamente la band di “Come This Madness”, cosa che rende quasi profetico il titolo della traccia d’apertura di quel disco del 1983: “In the Future to Come”. “Come This Madness” è grandioso: tastiere di livello infinito, una chitarra granitica capace di assoli irresistibili, basso e batteria tuonanti, profondi, incisivi; e quelle linee vocali scolpite nell’etere con passionale maestria… il tutto dentro una manciata di canzoni scritte con maestria, metà delle quali capaci di diventare dei classici senza tempo. Il rock e il metal hanno dato i natali a migliaia di band leggendarie, ma poche sono le band come gli Europe, fedeli al loro stile, super identificativi, con praticamente gli stessi componenti del primo giorno.

(Luca Zakk) Voto: 9/10