(Me Saco Un Ojo / Rotted Life) L’album d’esordio “Tie to Rot” dello scorso anno, QUI recensito, ci ha presentato una band con un groove possente, chitarre granitiche e un death-doom ben fatto quanto marcescente. Il potenziale del trio svedese lo si ritrova in questo secondo album, nel quale ripropone nella stessa forma tutti i parametri di stile e le caratteristiche udite nel precedente lavoro. “Death Exhibition” si basa su un ‘wall of sound’ delle chitarre che sputano fuori un death metal old style, crepuscolare e con inserti doomeggianti, per atmosfere angoscianti e ripartenze cupe. Drumming robusto e ben modulato sulle andature delle sei corde, e il basso che pompa un’energia oscura e debordante. Il cantato è in puro growl. “Death Exhibition” è un buon derivato del primo death metal di matrice svedese, prima della sua deriva melodica, eppure non mancano passaggi vicini alle modalità degli Asphyx e dei Bolt Thrower, oltre a melodie fosche alla God Dethroned. I Filth suonano senza compromessi, senza alcuna invenzione di stile e provando a dare solo sostanza ai loro pezzi. Vi riescono, con una pulizia sonora ben equilibrata e tanta voglia di non impantanarsi in ripetizioni e schemi prevedibili. Un merito è il riffing: volubile, in evoluzione, non lascia terreno a smarrimenti o eccessi di sorta. Manca ai Filth solo qualche pezzo davvero spumeggiante, memorabile.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10




