(AFM Records) Con “Stand United” i Firewind toccano dunque la doppia cifra. Decimo album in carriera, il secondo per il nuovo cantante da quando è giunto in formazione, Herbie Langhans. Il titolo dell’album vuole essere un monito per chiunque sulla guerra, la quale da tempo, ma in definitiva dall’inizio della storia del genere umano, è qualcosa che si è da sempre palesata in questa lunga storia del genere umano. I Firewind toccano più stili e generi lungo il corso di “Stand United” che arriva a circa quarantaquattro minuti di durata. Dieci canzoni nelle quali la band resta sé stessa, meno power metal ma dinamicamente tesa ad approfondire dinamiche musicali diverse. I Firewind con quel loro tono classico, stagionato ma concreto che si equilibra tra melodie curate e costruite e qualche passaggio più strutturato, profondo e neo-prog. Gus G. tiene viva l’attenzione dell’ascoltatore con i suoi percorsi chitarristici, sia in fasi soliste che in accompagnamento, come chitarra ritmica dunque. Proprio la title track è un power-thrash metal tignoso, sfrenato con una linea melodica di grande effetto. Anche “Fallen Angel” ha il suo tocco saettante, un po’ ‘priestiano’. Sono pezzi tosti e tra heavy/power metal e risvolti groove metal più moderni. Herbie Langhans al microfono non sbaglia nulla: voce sapientemente roca, spesso proteso a toccare tonalità importanti, la sua stessa interpretazione dei testi è affinata con le andature della musica. “Chains” è una canzone con un refrain iniziale e un passo un po’ hard rock/heavy anni ’80 con ascendenze AOR, ovvero un essere melodici in maniera elementare ma efficace, anche con toni retrò dunque. Sorvoliamo pure l’elenco dei pezzi che fanno proseliti perché in fondo “Stand United” è una successione di canzoni che sanno farsi piacere, qualcuna non proprio al primo ascolto ma il tempo è galantuomo e alla fine i Firewind sembrano proprio avere la meglio, come spesso è accaduto con loro.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10