
(autoprodotto) Arrivano dall’Islanda, si sono formati nel 2024 e giungono al debutto con questo interessante disco catalogabile come folk metal, per i contenuti, per l’impostazione, per lo stile delle linee vocali, con una struttura dei brani decisamente heavy, heavy classico, ben suonato, ben composto. Un heavy di stampo maideniano, se vogliamo, con una certa influenza dei vecchi Therion, quindi senza tutte quelle divagazioni con strumenti etnici: riff che spingono, che cavalcano, batteria che picchia, un basso granitico e delle ottime tastiere che strizzano l’occhio al power melodico, inserendoci anche a qualche impostazione doom. Sopra questo metallo tanto classico quanto efficace, la variegata voce della frontwoman Hugrún Hanna Stefánsdóttir, a volte supportata da cori o dalla voce growl; Hugrún Hanna non è facilmente classificabile: impostazione operistica, in fondo si colloca nei paraggi di un soprano, certo, ma è perfettamente compatibile con un singing più rock, più ritmato, uscendo quindi da schemi fissi ormai abusati da innumerevoli female vocals della scena metal. I testi in lingua madre narrano di una donna dei giorni nostri catapultata nell’epoca dei primi insediamenti islandesi con nient’altro che i vestiti che indossa e il suo fidato… taser: folk, ma non proprio tradizione pura, quindi con un twist di modernità… di fantasia narrativa. “Guðlaugar Saga” è grezzo ma curato, non è innovativo ma offre un po’ di aria fresca. Vale l’ascolto, rende onore a questa nuova band, completamente fai da te, anche con gli interessanti video proposti assieme ai singoli.
(Luca Zakk) Voto: 7,5/10




