(Antiq) Hyver è uno dei tanti progetti di Léon ‘Hyver’ Guiselin, ancorato al black metal, con variazioni sia dungeon/ambient sia symphonic. Con l’ausilio di Koshka Netopyr, cioè ‘piccolo pipistrello’, per quelli che sono pensati come versi di pipistrello per il cantato, Hyver concepisce un black metal basilare, grezzo, con batteria artefatta e sintetizzatori, affiancati alla canonica chitarra e al basso. Non ci sono molte notizie su Koshka Netopyr, ma attraverso un post dell’etichetta si legge che il cantante ha sei mesi al momento della registrazione vocale. Dunque questo suggestivo squittio, scream sottile, breve ma intenso, filtrato e trattato, è possibile che sia stato fatto in famiglia! Ad ogni modo, il lato medievale di Hyver, tra l’altro boss dell’etichetta Antiq, ben si sposa con questo turbinio fantastico, sospeso tra i codici del black metal e un universo fiabesco. “La Fête de la Forêt Enchantée” è ben raffigurata nei pezzi dell’album: una foresta è un luogo di più universi, entità che si toccano e coesistono. La foresta è incantata e dunque l’elemento sovrumano, soprannaturale entra in gioco, ed è per questo che il black metal di Hyver è epico, medievale per certi aspetti, ma anche più festoso del previsto o comunque meno truce di quanto ci si potrebbe aspettare da composizioni black metal. Trovo, ancora una volta, Hyver piuttosto grezzo nel mettere insieme la propria musica, la quale però è come sempre sfaccettata e integra più soluzioni. Tastiere un po’ ‘plasticose’ in alcuni pezzi, il drumming che suona incasinato: anche questi dettagli, però, creano quell’insieme che sembra infine provenire per davvero da una fiaba o comunque da una storia antica.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10




