(Cleopatra Records) Questa volta sembra essere proprio quella buona: il sessantottenne Al Jourgensen pubblica l’ultimo album dei Ministry. Lo aveva già detto un paio di volte e in molti non ci abbiamo mai creduto. Jourgensen ha fondato i Ministry nel 1981, con presupposti lontani dal metal. I Ministry sono una delle cose più importanti capitate nella scena musicale da tempo! Negli anni il progetto si evolve considerevolmente, con Al che trova in Paul Barker una certa fraternità artistica, e non solo con lui, visti i diversi progetti collaterali. Barker, che da tempo non faceva più parte della band, ritorna per un solo brano in questo “Hate To Go – (Take Out Or Delivery)”. Se i Ministry hanno attraversato diverse stagioni stilistiche nella propria storia, è il caso di scrivere subito che l’album è accattivante e ricco di rimandi al passato – ve ne sono tanti, legati a momenti cruciali della storia della band, ma si è scelto di non elencarli: i fan sapranno ben identificarli – e soprattutto costruito secondo i consueti codici stilistici dei Ministry, come i sampler, gli effetti sonori, un certo modo di creare i ritmi ecc. Il DNA stilistico della band. Tuttavia, non è un album memorabile! Per un solo motivo: sembra privo di quella forza cinetica che i Ministry hanno manifestato nei loro lavori. I pezzi più carichi di elettronica e votati all’industrial appaiono ben limati, ma privi di uno spunto rivoluzionario. I riff delle chitarre suonano troppo lisci. Troppo educati! “Hate To Go – (Take Out Or Delivery)” trova in brani come “Crickets”, “We Hate”, accompagnato da un singolare videoclip, e un altro paio di pezzi una buona espressione della band. Il resto, però, è tutto ben educato, costruito: in studio Al Jourgensen trova il suo habitat naturale, come ha sempre affermato, ma sembra essersi preoccupato di fare bene le cose, anziché di fare qualcosa che facesse capire al mondo intero lo scarto tra il suo estro e quello del resto del mondo. A presto, Al.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10