(Black Widow Records) Vede finalmente la luce il debut album di Sigmund Freud, formazione romana nata nel lontano 1972, quando la scena pop, così era chiamata l’ondata di rock progressivo tricolore, era in fermento. Tra i nomi di spicco di quell’epoca, la band partecipò a molti eventi rock nell’hinterland romano, senza tuttavia riuscire mai a vedere pubblicato il proprio materiale, nonostante fosse arrivata a registrare alcuni brani con RCA ed EMI, fino a cessare l’attività nel 1978. Nel 2025, la Black Widow Records ha recuperato quel materiale, rimasterizzandolo e ripulendone il suono, pur conservandone intatte le sonorità anni ’70. Lo stile della formazione capitolina guarda al prog di Genesis e Camel, mantenendo un occhio di riguardo alla melodia della musica leggera italiana, con un largo uso di strumenti come Hammond e Moog nelle sezioni strumentali, senza tuttavia rinunciare a una marcata forma canzone, collocandosi idealmente vicino ai Pooh di “Parsifal” e a Le Orme. È proprio l’Hammond il protagonista principale di “Fiori Di Polvere Bianca”, brano sostenuto dalla solida presenza del basso, con la chitarra che pian piano squarcia il muro di tastiere, mentre il testo parla dell’esperienza di un giovane con l’eroina, sostanza che proprio in quegli anni stava prendendo piede. Melodie dolci e fiabesche caratterizzano “Giochi D’Ombre”, con chitarra e tastiere che dominano la scena, prima dell’indovinata entrata del flauto, che accentua ulteriormente quell’atmosfera fantasy un po’ alla Jethro Tull. “Palla Di Neve” alterna momenti di grande malinconia, come la parte iniziale nuovamente dominata dal flauto, ad altri molto movimentati, con grandi intrecci solisti che precedono una sezione nuovamente intrisa di mestizia mista a rabbia, quella del protagonista Palla Di Neve, schiavo africano deportato in America dai bianchi e venduto al mercato. La componente progressive prende prepotentemente il sopravvento ne “La Quiete Dopo La Tempesta”, dove la chitarra finalmente graffia nella sua anima più rock e la batteria ci offre grandi momenti jazz. “Epilogo” parla di utopie, obiettivi irraggiungibili, oppure talmente vicini, talmente sotto il naso da non accorgerci della loro presenza, mentre dal punto di vista musicale l’affinità ‘fiabesca’ con “Giochi D’Ombre” è evidente. “Freud 70s Medley” è appunto un medley tratto direttamente dalle registrazioni d’epoca della band. Complimenti alla Black Widow Records per aver recuperato e reso giustizia a brani che sarebbe stato un delitto lasciare finire nel dimenticatoio.

(Matteo Piotto) Voto: 9/10