(Autoproduzione) Mi sono sempre chiesto perché il thrash metal non abbia mai attecchito nel Regno Unito, nonostante avesse tutti gli ingredienti che, negli anni, hanno permesso al genere di prendere vita; mi riferisco a formazioni che sono state fondamentali, a partire da tutte quelle facenti parte della NWOBHM, passando per il punk proto-thrash degli The Exploited, fino ai Venom, i quali hanno assimilato la lezione impartita da Mr. Lemmy Kilmister, aumentandone la velocità e la furia esecutiva. Eppure, nonostante la presenza di ottime formazioni come Re-Animator, Xentrix, Onslaught e, più recentemente, Evile e Gama Bomb, il regno di Re Carlo non è mai risultato tra le roccaforti del thrash. La scena underground è comunque fervente, come dimostrano i giovani Martyrs Saint, quartetto proveniente da Bristol che esordisce con questo EP di thrash/crossover che mescola l’aggressività della Bay Area con l’hardcore metallizzato di act come Hatebreed, sfociando talvolta nel groove metal. Un sample della voce di Peter Griffin (Family Guy) apre la title track, che alterna riff veloci e martellanti tipicamente Bay Area a stacchi hardcore cadenzati e marziali. “Enemy Of My Enemy” unisce vocals urlate e rabbiose a tessiture sonore di ottima fattura che sanno molto dei Megadeth di “Rust In Peace”, e scusate se è poco!!! La power ballad “In Amber” è una sorta di ‘what if’: come sarebbero state alcune canzoni dei Metallica se al posto di Kirk Hammett ci fosse stato Alex Skolnick? La risposta potrebbe appunto essere “In Amber”, dalla struttura che ricorda un po’ “Fade To Black”, un po’ “The Day That Never Comes”, ma con fraseggi solisti e melodici durante le parti arpeggiate che riconducono ai migliori Testament. Un’altra bomba sonora è la conclusiva “The Divine Art Of War”, dove ancora una volta Testament, Machine Head e Hatebreed convivono in un turbinio di riff, cambi di tempo e groove mostruosi, il tutto impreziosito dagli assoli perfetti di Amaré Hurley, un chitarrista di cui sentiremo parlare in futuro. Thrash metal furioso, potente, fortemente contaminato e molto personale, nonostante l’inevitabile presenza di influenze. Se il prossimo full length dovesse confermare tutta questa qualità, prevedo e auspico un futuro roseo per i Martyrs Saint.

(Matteo Piotto) Voto: 9/10