
(Personal Records) “Dreaming” è il quarto disco della one man band brasiliana capitanata dal polistrumentista Maicon Ristow, il quale si fa aiutare da Wendel Siota, autore dei testi dei brani. Un disco solenne: musicalmente Litosth non è perfettamente inquadrabile, anche se la collocazione più vicina è quella del black metal melodico, con qualche influenza sinfonica che sta proprio alla base di questo incedere maestoso e austero. Un concept, fondamentalmente, che mette in scena la perdita del controllo sulla propria vita, sui propri pensieri o sulla propria identità. Ed ecco che gli otto brani diventano un percorso, un cammino, un disegno superiore che emette una sentenza di condanna verso l’intera specie umana. Drammatica ma stellare “Defy”, marziale “Ruin”, apocalittiche “Eclipse” e “Abyss”, quest’ultima con accenti sinfonici veramente ben arrangiati. Carnale e selvaggia “Monolith”, “Iconoclast” converte la violenza in un’atmosfera tetra, riflessiva, quasi un senso nostalgico per un’esistenza – quella umana – che ha cessato di essere tale. In chiusura il mid tempo lacerante e malinconico della bellissima “Nadir”, seguito da “Gólgota”, quasi una rinascita infernale che sottolinea ciò che nasconde il titolo dell’album: sognare o smettere definitivamente di farlo? Libero arbitrio al mondo degli incubi, o fine di ogni attività mentale, fine dell’esistenza, fine dell’umanità? Un disco che trascina nel profondo, che invita a una rocambolesca e violenta caduta verso gli abissi, celebrando ciò che rimane della nostra esistenza: cenere, vuoto. Silenzio.
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




