
(Metal Blade Records) I Master Boot Record non esistono. Si vede una foto digitalizzata a 8 bit che mostra tre individui, ma in realtà pare si tratti di uno solo, tal Victor Love (Vittorio D’Amore), del quale poco si sa, poco è noto: uomo o androide? Creatura reale o digitale? Credo che molto probabilmente i Master Boot Record siano frutto dell’intelligenza artificiale e, forse, Victor Love è il programmatore che nottetempo caccia dentro prompt dopo prompt per ottenere gli album di questa sua band immaginaria virtuale, residente nella sua mente, nei server, nei dischi, negli elettroni, nelle cariche magnetiche. Nella matrice. E poi diciamocelo: siamo già al dodicesimo album in dieci anni di esistenza, senza contare i vari EP, le compilation o le collaborazioni, pure un quanto mai ipotetico live album, probabilmente una recita di umani, ormai sotto il totale controllo delle macchine, forzatamente spinti su un palcoscenico. Che sia una macchina o un umano alla console, l’ironia di Master Boot Record è molto sottile: in un mondo che galoppa verso il futuro, a due passi dall’intelligenza artificiale senziente, le ‘tematiche’ trattate dal progetto sono copie di files da prompt dei comandi (molti di voi non sanno di cosa io stia blaterando), antiche scansioni di dischi alla ricerca di errori, interrupt (volete una spiegazione?), protocolli di comunicazione, CPU, virus informatici, comandi da tastiera. Il tutto, tra l’altro, fortemente legato all’antico mondo MsDos e ai processori Intel, ignorando completamente PowerPC o ARM, ignorando che là fuori non esistono solo cose come Ctrl-Alt-Canc, ma anche -chessò- Command-Option-ESC. Praticamente i Master Boot Record sono l’equivalente di una band con un tema fisso: grandi guerre, eroi nordici, medioevo… chi più ne ha più ne metta, solo che qui il tema è l’informatica d’annata ristretta al mondo di Intel/MsDos, tralasciando completamente il mondo Unix, il mondo Apple, il mondo Linux, il mondo RiscOs (potrei continuare ancora a lungo…). Oppure, forse, siamo solo agli albori di un percorso di esplorazione storica molto più ampio? Dopo il 16° disco, con la word completa, si cambierà piattaforma? Non vedo l’ora di scoprirlo. Resta il fatto che questa maledetta e ironica Intelligenza Artificiale ha imparato molto dal nostro genere, dall’umanità, dall’heavy metal in particolare… tanto da clonarlo, da inventarlo nuovamente, da farlo suo. Ecco che “Dot Matrix” è heavy pestato elevato a una dimensione industrial e videogame-synth. “Command Prompt” ha un groove pazzesco, mentre si va verso una dimensione favolosamente ottantiana e con un’impostazione di musica classica su “Plug and Play”. Contorta, cosmica e misteriosa “Firmware”, isterica “Socket 7”, con “Boot Sector” abbiamo la conferma che le macchine prenderanno il sopravvento, visto che hanno deciso di imitare Malmsteen riuscendoci piuttosto bene. Metallo scatenato di matrice nordico-sinfonica con “Turbo Button”, pesante ma coinvolgente “Voodoo2”. “CRT” fa scontrare un groove thrash micidiale con un heavy melodico pazzesco, prima della conclusiva “CTRL+ALT+DEL”, epica, trionfale, anche malinconica… una malinconia meravigliosamente emulata. Dannata AI e dannati Master Boot Records: proviamo a immaginare i prompt usati per creare questo disco? Eccoli: “heavy prog e power”, “un po’ di thrash raffinato e tecnico”, “un po’ di black sinfonico”, “headbanging come se non ci fosse un domani”, “virtuosismi ovunque”, “groove”, “metal nordico”, “metal finnico” e “prendi un po’ da Hammerfall, Stratovarius, Dimmu Borgir, Judas Priest, Rammstein, Depressive Age e una dozzina di altri artisti in queste direzioni”. Prompt simili messi assieme possono creare un’accozzaglia di suoni striduli a caso oppure… un capolavoro. E “Computer Metal” appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria, tra l’altro con un titolo freddo ed estremamente descrittivo: ovvio, dopo dieci brani di sublime arte elettronica, all’AI non rimanevano più risorse per concepire un titolo poetico, più umano. Sempre ammesso e non concesso che dietro a tutto questo ci sia veramente una macchina!
(Luca Zakk) Voto: 9,5/10
P.S. Gli uomini hanno inventato l’heavy metal. Le macchine hanno imparato a copiarlo e a suonarlo. Ora gli uomini ascoltano le macchine… ma le macchine non hanno più bisogno degli uomini.




