(Go Down Records) Non ci sono molte regole che si applicano alla musica degli italiani Tangerine Stoned, che giungono al loro quarto disco. C’è quella dimensione psichedelica, quel fattore stoner, quel sound che fa da colonna sonora di menti annebiate, ipnotizzate, fuori dalle normali regole, fuori dagli schemi.Ma musicalmente si va ben oltre: c’è il vintage prog con chitarre e organi stupefacenti che all’improvviso risvegliano da un torpore psichedelico suggestivo. E infatti le definizioni vagano, con poco senso, tra psychedelic rock e neo-psychedelia. Ma i Tangerine Stoned vanno molto oltre: raccontano storie, strade senza fine, notti passate in motel che, anche se provi a tornarci, non trovi più. È tutto un viaggio. È tutto un vagabondare, un andare lontano. Brani come “A Song For Jeffrey” sono i Morphine con l’armonica a bocca e un incedere tra l’ipnotico e il blues tetro, mentre l’opener “I Shoot The Moon” è tanto grezza quanto solare e allegra. C’è la fantasia dark di Chris Isaak su “Neon Bleeding” e l’irresistibile “Open Sea”. Ancora incredibilmente allegri, almeno in superficie, con la title track, forse il brano che più si addice alla definizione che la band ha dato alla propria musica, ovvero ‘beach goth’. Blues, pop e prog si mescolano su “Let Me Try”, sognante “Hide In The Fire”, surreale “Hey Lula!”, prima della conclusiva “L.A. Gloaming (Fat City) – live”, un incontro di stili, di ispirazioni, di scuole, di culture. Di pazzia e stato di alterazione psicotica. Non so bene cosa ti lasci “Faded Dreams” dopo ogni ascolto. Dubbi? Domande? Incertezze? Paure? Sospetti? Forse. L’unica cosa che posso assicurare è che resta un’incontenibile e quasi erotica necessità di un nuovo ascolto.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10