(I, Voidhanger Records) Sui social questo progetto si autodefinisce un “colletivo di ingenieri multi-culturali a geometria variabile”. Il significato di questa descrizione? Ignoto… però, ascoltando questo “Nāgabhūtaṃ”, ci si rende conto che quella è veramente… forse… la definizione più azzeccata, specie per quanto riguarda la geometria variabile. Ma che musica fanno? Bella domanda. “Nāgabhūtaṃ” è etnico in una dimensione multietnica. È black. È noise, molto noise. È psichedelico. È allucinazione e allucinante. È deviazione, mentale e fisica. “Nāgabhūtaṃ” rappresenta undici brani strumentali, nei quali tuttavia gli strumenti non sono sempre strumenti, sicuramente non sempre strumenti convenzionali. Se la discografia di questo quartetto (qui nella formazione originale, qualunque essa sia) è vasta e variegata, questo lavoro è in sostanza un live registrato a Le Botanique, in Belgio, il 9 aprile 2025: un evento dove suoni distorti, rumore e sassofono pongono accenti pesanti su tre quarti d’ora di mostruoso libertinaggio artistico… un evento pregno di improvvisazione, che dà luogo a ipnosi, stato catartico, a un rituale inasprito dal sapore della magia nera. Sassofono e noise, un drumming feroce e imprevedibile, le chitarre che diventano qualcosa di astratto, con parti vocali che non sono parti vocali. Un costante stato di trance. Jazz, black, noise. Rumori che diventano suoni, suoni che diventano rumori, emissioni acustiche che diventano una nuova e inesplorata forma musicale, andando oltre il concetto di musica, scavando nel profondo del concetto d’arte. Dietro una copertina dell’italiano Daniele Valerian, “Nāgabhūtaṃ” vi accompagna negli abissi. In qualsiasi abisso voi desideriate… o meno.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




