(Season of Mist) Messi da parte i Todtgelichter, e chissà per quanto tempo, Tentakel P. crea questo nuovo progetto avvalendosi del contributo di Xenoyr dei Ne Obliviscaris. I due si lanciano nella sfera del black metal ma con un taglio parzialmente atmspheric con ampie concessioni a scenari cosmici, spaziali e insieme estremi e solenni nonché modellati da un’elettronica oscura. I due si scatenano, sono furiosi, il loro sound è si oscuro, parzialmente claustrofobico, ma è pur sempre del black metal veloce e tirato, il quale viene smussato solo dalle sezioni space metal e post black metal. Sono i synth a creare uno scenario diverso dalla lastra piatta del black metal dei due musicisti. Gli scenari d’atmosfera e gli squarci spaziali, sono quelli che danno un tono, un umore ai pezzi i quali altrimenti risulterebbero monotoni. Il lato furioso resta comunque apprezzabile per la foga e l’aspra attitudine a cavalcate folli. Xen e Tentakel P. offrono un’esecuzione nichilista. L’album è un viaggio nel sistema solare, lambendo i pianeti e fremendo negli enormi spazi siderali che intercorrono tra di loro. Vi sono momenti nei quali la vastità del cosmo e il suo mistero, sono accattivanti, come nel caso di “Neptune” dove agisce la voce dell’ospite Marta (Todtgelichter, Vyre), nonché presente anche in “Venus”. Urano apre il viaggio, ecco poi nell’ordine “Mars”, “Venus”, “Jupiter”, il sole e poi Nettuno, Saturno, ovvero “Saturn” un brano che mischia black metal a qualcosa di post-industrial. “Terra”, ottima composizione, marziale e combattiva, spirale di suoni e di ritmi, e infine “Mercury”, puro ambient di chiusura. Nel caso dell’edizione in CD digipack però la chiusura è di “Hosannas” presa a prestito dai Killing Joke. Album duro, megalitico, a tratti poco flessibile in fatto di songwriting, suggestivo comunque nelle atmosfere e nelle intenzioni. “Solar Spectre” è una sperimentazione che tiene comunque fede a un discorso musicale estremo.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10