
(Noise Appeal Records) Sesto album per questa tetra entità austriaca, la quale pubblica finalmente il successore dell’ottimo “Whiteout” del 2023, un disco che negava la luce del giorno, luce che non pare emergere nemmeno in questi cinque nuovi intensi brani. Suoni lenti, angoscianti, sempre atmosferici, un tripudio di elettronica dal gusto analogico che si snoda tra ambiti industriali, dentro il post rock, senza mai e poi mai dimenticare la dark wave e nemmeno una radice remotamente punk, con un feeling black metal, specialmente per quelle linee vocali sussurrate ma estreme e laceranti, le quali esprimono il dolore per le piaghe del nostro tempo: neofascismo, politica disperata, un mondo in rovina… tutte piccole ferite, piccoli tremori appunto, che messi assieme creano un’emorragia, che messi assieme diventano un terremoto di proporzioni globali. “All Will Be Grey” lascia ferite, “In Orbit” ti porta lontano e quei sample vocali femminili arricchiscono l’esperienza, suggerendo sollievo, infliggendo condanna. È un sublime dark synth wave cosmico “A Bug, Not A Feature”, sonorità che partono dal gelo e vanno verso una violenza soffocante. Suggestivo l’ambient cadenzato da spoken words femminili in lingua madre della title track, irresistibile la cupa synth wave della conclusiva “Gravity Of Two”. Melodie di una bellezza iconica, tanto taglienti quanto delicate, tanto urgenti quanto eteree e oniriche. Melodie pregne di dolore che vogliono emergere dagli abissi di un’esistenza segnata dalla sofferenza. Tenebre che ti ingoiano, sogni che tra le fratture degli incubi cercano disperatamente di regalare un’ipotesi di speranza, una malinconia senza fine che vuole trascinare con sé ogni negatività lasciando, forse, indietro qualche seme di una nuova vita, di una nuova esistenza, di un barlume di luce.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




