(Is it Jazz? Records) Sono appena entrati nel roster dell’etichetta figlia della Karisma e già se ne escono con un disco. Sono norvegesi, ma sono Sámi, sono un quartetto e il loro rock non è ormai più rock, piuttosto prende le sembianze di un jazz psichedelico, molto isterico, eccentrico, deviato, maledettamente ed esageratamente sperimentale. Il disco si intitola ‘Il Ladro e lo Sciamano’ e parla di colonizzazione, di religione imposta, di senso d’appartenenza, di resilienza di un popolo forte come i Sámi. Infatti “Suola ja Noaidi” ha una forte impronta folk, presa da poemi locali ma deviata verso testi in inglese e progressioni che spingono verso i confini più estremi del prog avantgarde. Poi ci sono quelle parti con vocals isteriche (“Transform”) recitate, brani troppo folk (“These are Spirits”), e certe divagazioni assurde, con un livello di isterismo incosciente, concepibili solo nelle espressività più estreme e controverse di maghi quali gli Hawkwind. Le chitarre, il basso, i sassofoni: che caotico orgasmo sonoro! “I’d rather break” è deviante, “Mouth of a thousand flames” è fuori controllo, la conclusiva “Old Unbaptized Realms” è pura esaltazione folk-prog. Se questo mega doppio disco concept è il debutto di questa band per l’etichetta, allora deve essersi aperto il famigerato vaso di Pandora: ne vedremo sicuramente delle belle!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10